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Elisabetta, la stilista sui tacchi 12

di Maria Vittoria Melchioni
Elisabetta, la stilista sui tacchi 12

Franchi da semplice commessa a capo di un’azienda che fattura 120 milioni l’anno con 250 dipendenti

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Il problema nell’intervistare Elisabetta Franchi è che ti sembra di conoscerla da sempre. Che lei sia l’amica con cui parli di vestiti, delle Kardashian, del fidanzato, dei bambini, del cane. Perché ha il grande pregio di essere rimasta la ragazza che lavorava in una boutique del centro di Bologna nonostante ora sia una donna a capo di un’azienda che fattura oltre 120 milioni di euro con 250 dipendenti e con una forte etica animalista che le è valsa il Tao Award per il suo impegno nei confronti dei nostri amici a quattro zampe.

Qual è il segreto del suo successo?

«Essere una stilista non significa avere una vita tutta lustrini e paillettes, come in tanti credono. E’ un lavoro di grande fatica e di grande costanza, dove nessuno ti perdona nulla. Bisogna mettersi in gioco ogni sei mesi, assecondando un mercato che non è più quello degli anni ’80 mettendosi sempre in discussione, anche se ho mia una coerenza dalla quale cerco di non scostarmi mai troppo, ma tra i mille input e messaggi che mi arrivano ogni giorno cerco sempre di capire se c’è qualcosa da prendere in considerazione. L’ottusità è un grande limite. Molti imprenditori si sono persi perché hanno azzardato troppo con presunzione, io credo invece che nella vita così come negli affari, prima bisogna costruire solide fondamenta e poi pensare agli stucchi dei soffitti. La mia ascesa è dovuta principalmente a questo: a non dipendere dalle banche, ad una crescita ponderata e graduale, al fatto che avevo disponibilità economica sufficiente da agevolare l’attività dei miei fornitori anche con un pagamento immediato invece che a 250 giorni e ho proseguito per questa strada. Ho sempre gli stessi fornitori dei miei esordi. Quando non lavorano bene, lancio loro degli Sos e non mollo mai nessuno senza rispetto. Sì credo che la presunzione abbia “fregato” molti».

Cos’è che ha fatto fare questo grande scatto in avanti alla sua azienda?

«Investire in pubblicità se non hai un prodotto non è una strategia vincente. Io devo molto al passaparola. Dietro le quinte già vestivo molte donne importanti che amavano le mie linee e che ne hanno parlato alle amiche. Quando facevo le presentazioni alla stampa, il nostro carattere emiliano ha giocato molto a mio favore conquistando le redattrici delle riviste più note che hanno iniziato a parlare spontaneamente del mio brand. Quindi ancora prima di approdare alle sfilate milanesi, se venivo nominata, sapevano chi fossi. Con un posto in calendario a Milano Moda Donna abbiamo raggiunto l’apice. E poi il giusto mix tra qualità e prezzo».

Essere una donna a capo di un’azienda ha portato via qualcosa alla donna?

«Dirigo l’azienda ancheggiando sui tacchi 12, non ho permesso a nessuno di portarmi via la mia femminilità o di sminuire il mio valore in quanto donna. Gli uomini sono molto sensibili al fascino femminile anche se siedono su poltrone di importantissimi consigli d’amministrazione e tendono quindi sempre a vederti con gli occhi del seduttore che con quelli del businessman e restano destabilizzati quando si rendono conto invece che davanti hanno una persona che è in grado di concludere trattative consistenti come loro. Penso che sia più difficile lavorare con le donne a dire la verità, perché una donna se riconosce il valore di un’altra cerca di ostacolarla. E vedo troppe donne che si buttano via cercando scorciatoie che poi a lungo andare non portano a nessuna realizzazione. E questo tipo di donne rovina quanto conquistato da chi ha lavorato duramente per sedere sulla poltrona del boss e non sulle ginocchia del boss». I social media sono ormai uno strumento di lavoro. Come vive la sua vita digitale? «Nell’ultimo anno Instagram è proprio esploso. Mi sono un po’sottomessa a questo trend perché capisco che per il fashion system sia diventato imprescindibile esserci. Mi faccio le foto e interagisco con i miei 96mila follower, perché la mia cliente vuole vedere cosa fa Elisabetta Franchi, chi sono gli amici di Elisabetta Franchi, com’è la casa di Elisabetta Franchi. E credo di aver trovato la ricetta giusta per dosare ciò che posso rendere pubblico e ciò che devo mantenere privato. Volevo trasmettere il messaggio che chi fa questo mestiere non è una divinità in terra, ma un essere umano normale, con dei privilegi ok, ma che fa colazione con la propria famiglia, gioca con i propri bambini, porta a spasso il cane, fa fatica in palestra come tutti. Infatti i commenti che mi divertono di più sono quelli in cui mi si dice: “Ah ma lei è come noi!” – “Ah ma lei è normale” – “Ah ma anche io faccio le stesse cose”. In un mondo in cui essere una “mantenuta” è diventato uno status da agognare, voglio far capire che invece una donna ce la può fare con le proprie forze e vivere una vita famigliare normale pur essendo a capo di un’azienda importante».

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