«Se ne cacciano ancora troppo pochi»
Cinghiali e caprioli sono diventati troppi. Il pensiero comune è ribadito dai cacciatori, che ad oggi sono ben lontani dall'abbattimento delle quote stabilite. Lo sottolinea Francesco Lamandini (in...
Cinghiali e caprioli sono diventati troppi. Il pensiero comune è ribadito dai cacciatori, che ad oggi sono ben lontani dall'abbattimento delle quote stabilite. Lo sottolinea Francesco Lamandini (in foto), presidente dell'Atc Modena 2, il più vasto della provincia che va dalle montagne di Montese, Pavullo e Polinago alla pianura di Campogalliano, Soliera e Bastiglia: «Nell'ambito dei caprioli - spiega - nella stagione venatoria 2014-2015 su una quota assegnata di 4.363 esemplari ne abbiamo abbattuti 1.787, molto meno della metà. E questo su una popolazione di almeno 20mila esemplari. Per i cinghiali non esistono tetti, ma siamo di fronte a cifre ancora più contenute: nel nostro ambito ne abbiamo abbattuti circa 700, come l'anno scorso». Le politiche di contenimento vengono gestite insieme da cacciatori e coltivatori proprio perché un popolamento eccessivo si va fatalmente a ripercuotere sull'ambito agricolo. E l'auspicio è che con il nuovo piano faunistico la Provincia faciliti le operazioni: «Si stanno mettendo a punto dei meccanismi che dovrebbero agevolare l'attività – sottolinea – e speriamo che permettano di raggiungere risultati più in linea con le attese. Ma non dimentichiamoci di un aspetto fondamentale della questione: lo spopolamento dell'Appennino, che lascia ampi territori a disposizione di questi animali per riprodursi, crescere e poi magari scendere a valle alla ricerca di cibo. E qui, soprattutto nella fascia pedecollinare, è complicato procedere agli abbattimenti per il contesto urbanizzato». Peraltro c'è il pericolo incidenti: nel giro di un anno in provincia ne sono stati segnalati quasi 200 legati ai soli caprioli.
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