Tragedia di Ravenna, il fratello di Andrea Giunta: "perdono chi ha ucciso"
Salvatore Giunta alle camere ardenti davanti alla bara del fratello e del nipote Michele: «Nessun odio, ma questa strage sia da monito per i giovani»
MODENA. «Io lo perdono. Perdono lui e la sua famiglia. Non porto rancore, non ho sentimenti di odio nei confronti di nessuno. Nè odio, nè rancore. Ma vorrei che il sacrificio di mio fratello e di mio nipote non sia stato vano. Il loro sacrificio deve essere un monito per tutti quei giovani che si sentono padroni del mondo, che si mettono alla guida di grossi macchinoni e che non hanno rispetto, non osservano i limiti di velocità e il codice della strada. Deve essere un monito affinchè stragi come queste non si ripetano perché questa è stata una strage».
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Salvatore Giunta è il fratello di Andrea Giunta. È venuto dalla Sicilia ed ora è seduto sul muretto attiguo all’ingresso delle camere ardenti del Policlinico. Si è avvicinato quasi con timidezza e con estrema educazione, mentre gli altri parenti stavano ricostruendo la traiettoria di quella maledetta Audi A3 e , quasi scusandosi, ha chiesto di poter fare una dichiarazione. Con tono pacato, fermo, ha avuto parole forti, meditate nel profondo dolore.
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E sono state come lame affilate che hanno tagliato in due ogni altro discorso. Poco prima infatti, sempre davanti all’ingresso, gli amici della famiglia Giunta, del papà Andrea di 56 anni e di Michele, il figlio 19enne morti nell’incidente sull’A14 bis, così come gli amici e i parenti della famiglia della mamma , Maria Carmela Di Altiero, l’unica superstite, nello stringersi, nell’abbracciarsi, nel trovare qualche parola, avevano finto per parlare dell’incidente, un film, quelle immagini dell’auto che come un razzo urta il new jersey.
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Una specie di tragica e crudele moviola degli ultimi attimi di vita dei loro cari. Una rivisitazione del dolore. Salvatore ha rotto per un attimo quella proiezione triste, ha fatto entrare un raggio di luce nuova, ha provocato lacrime diverse.
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Forse anche di speranza. Perchè in effetti il contesto era tristissimo: in quelle stanze del Policlinico deputate al dolore, dove le famiglie soffrono separate da porte e strette pareti, era iniziata la piccola processione verso quella dove, da Lugo di Ravenna, erano arrivate le bare con le salme di padre e figlio, liberate dalla procura e dalla burocrazia. Erano vicini e lo saranno anche domani quando, dopo il funerale che verrà celebrato nel pomeriggio alle 15 nella chiesa Regina Pacis di via 9 Gennaio, seguirà la sepoltura nel cimitero di San Cataldo. Andrea Giunta, come aveva espressamente voluto, sarà cremato e le sue ceneri verranno sepolte nello stesso loculo del figlio Michele.
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Alle camere ardenti intanto arriva alla spicciolata qualche amico, qualche conoscente. I colleghi di lavoro della Fiat Trattori , o meglio della Cnh New Holland, dove da tanti anni lavoravano sia Andrea che la moglie Carmela, si stanno organizzando (tanti sono ancora fuori Modena e lunedì solo per una parte dei lavoratori riaprirà lo stabilimento) per una raccolta di fondi, per sostenere la mamma rimasta sola. Ci sarà domani una loro corona con un messaggio d’affetto. Accanto alle bare, vicino a suo marito Francesco, c’è Giuseppina, una delle due sorelle di Maria Carmela Di Altiero.
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«Carmela non ci sarà al funerale - spiega - la sua guarigione sarà lunga, perchè ha il bacino fratturato e altre ferite, Fortunatamente è stata accolta la nostra richiesta ed è già stata trasferita dal Bufalini di Cesena all’ospedale Maggiore di Bologna, così è più vicina a noi. Ha bisogno di assistenza: là, accanto al suo letto, c’è già mia sorella Antonietta».
Giuseppina guarda il banchetto con la foto del nipote Michele. Dietro alla sua foto ricordo la frase: «Amavi la vita ma ti è sfuggita come sabbia tra le mani. Neanche il tempo di accorgerti, di capire... Adesso sei un nuovo angelo che arricchisce il Paradiso».
Giuseppina scuote la testa e dice: «Il dolore è enorme. Dico solo questo: nè da quel ragazzo e nemmeno dai suoi genitori sono mai arrivati una telefonata, un messaggio, almeno una richiesta di informazioni sullo stato di salute di mia sorella, se fosse ancora viva o meno. E con questo non voglio aggiungere altro».
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