Regione sotto attacco per i superpremi
L’opposizione dura con Bonaccini: «Chiamatelo integrativo». L’assessore Petitti: «Ma noi abbiamo ridotto gli stipendi»
La Regione Emilia Romagna ha promosso tutti i dirigenti (compresi i 16 Direttori generali con stipendi da 100 o 120mila euro, col massimo dei voti) con premi di risultato tra 14 e 22mila euro. Di questi tempi ce n’è di che far esplodere la polemica e puntuale è arrivata. Ad accendere la miccia la Lega Nord che attraverso Alan Fabbri, capogruppo, punta dritto su chi in campagna elettorale si era fatto vanto di essere promotore di tagli e riduzioni della spesa.«È uno scandalo che grida vendetta. - tuona -Stefano Bonaccini si dimostra in linea con la triste tradizione del Partito democratico, sprechi e privilegi. E per fortuna che aveva annunciato un giro di vite».
In linea anche Forza Italia con il suo capogruppo Galeazzo Bignami: «Sicuramente è un problema». In particolare, Bignami si dice "sorpreso" dalla valutazione 'eccellente' data ai due dirigenti coinvolti nel caso Terremerse, Valtiero Marzocchi (agricoltura) e Filomena Terzini (affari istituzionali). L'inchiesta, ricorda Bignami parlando alla 'Dire', «ha portato alle dimissioni dell'ex presidente Vasco Errani. Nel presentare la memoria in procura (da cui poi è scaturita l'accusa di falso ideologico, ndr), Errani ha dato fiducia ai suoi dirigenti- sottolinea l'azzurro- io non credo che l'ex presidente abbia avuto puntualità nella ricostruzione della vicenda, nè che sia andato a coartare la volontà dei propri dirigenti. Si è semplicemente affidato».
Per questo, insiste Bignami, "mi sorprende la valutazione" di Terzini e Marzocchi, «perchè se riconosci il massimo a loro, cosa meritano gli altri dirigenti che hanno operato senza trascinare il presidente alle dimissioni e la regione al voto anticipato? Così non è più un premio, è un integrativo».
Un fuoco di fila che vede la Giunta regionale messa spalle al muro e costretta a replicare alzando la bandiera del taglio delle retribuzioni, che evidentemente non riguarda quello dei premi per tutti...
«Noi siamo quelli che hanno ridotto del 10% le retribuzioni di risultato dei direttori, che abbiamo inciso in modo consistente sulla riduzione dei costi delle strutture a servizio della Presidenza e degli Assessorati, - afferma Emma Petitti assessore regionale all’Organizzazione – per cui non accettiamo l’accusa di non condurre una decisa azione di risparmio. Lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo e i dati lo dimostrano. E, aggiungo, Fabbri dovrebbe sapere che la retribuzione di risultato dei dirigenti non è un optional, ma è prevista dai contratti nazionali di lavoro».
Petitti per giustificare la generosità regionale elogia la produttività dei dirigenti «Per ogni Direttore – spiega Petitti – sono stati analizzati i parametri di performance, valutando le singole prestazioni in relazione agli obiettivi assegnati.La valutazione del lavoro svolto dai direttori è stata naturalmente individuale, verificata da un Organismo indipendente di valutazione, terzo rispetto alla struttura. Conseguentemente, le retribuzioni di risultato - considerato 30mila euro il massimo – si attesta in un range compreso tra 23mila760 e 14mila483 euro nel 2013, e tra 22mila410 e 15mila 770 euro nel 2014.«La riduzione percentuale che abbiamo applicato – spiega ancora Petitti – è ulteriore rispetto agli esiti della valutazione individuale, e ricalca ciò che abbiamo già fatto per i direttori della Sanità. Nel corso di quest’anno potremo ancora apportare modifiche al sistema di valutazione della dirigenza che, voglio ricordarlo, è ancora sperimentale».
Tabelle alla mano, spiegano, la retribuzione dei direttori della Regione Emilia-Romagna, è la più bassa in Italia. «Abbiamo promosso l’avvio di un importante progetto di riorganizzazione della dirigenza e dell’intero modello organizzativo della Regione aggiunge l’assessore – che vedrà la luce entro quest’anno».
E in serata arriva anche il segretario regionale Pd Calvano che respinge le accuse e difende la Giunta, invitando giudicarla per il periodo di sua competenza. Al tempo stesso però ammette che sì, nel meccanismo qualcosa va cambiato. Sulla valutazione dei dirigenti, ragiona infatti il segretario, «sarebbe opportuno differenziare il più possibile i più meritevoli, costruendo un metodo con criteri che premiano altamente il merito e non a pioggia. E' questo il tema vero: valutare i profili di merito è un obiettivo di questa legislatura»
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