Petali e colombe per Andrea e Michele
Il cugino rivolto ai presenti: «Siete fratelli e vi ringraziamo». Una comunità commossa unita nel dolore della mamma
Giovanissimo, commosso ma sicuro, ha preso la parola e con le sue frasi semplici e profonde nella chiesa affollata ha abbracciato tutti. È il cugino di Michele Giunta, il 19enne studente dell’istituto Spallanzani di Castelfranco che è deceduto insieme al papà Andrea di 56 anni, in quell’incredibile , sfortunato e maledetto incidente avvenuto a Ferragosto, al casello dell’A14, quando un’auto impazzita con due ventenni all’interno è volata sopra alla Punto della famiglia Giunta.
«Fratelli». Ha iniziato così il ragazzo, dicendo che con questa parola voleva arrivare a parlare a tutti, ai credenti e ai non credenti, ai grandi e ai più giovani, agli amici mai visti e ai più cari. E questa parola, fratelli appunto, era davvero quella più reale, a quella che più coglieva il senso profondo della celebrazione nelle chiesa Regina Pacis di via 9 Gennaio dove si stava svolgendo il funerale di padre e figlio.
Un comunità: grande, differente nei particolari ma uguale nel dolore e nella speranza, unita nelle lacrime e che crede nella vita, che si stringe, come è stato ripetuto più volte in chiesa, al dolore della mamma, che si è salvata miracolosamente nell’incidente ma che in pochi istanti ha perso tutta la vita che si era creata. C’erano circa 400 persone al funerale: gli amici di scuola, un nutrito gruppo commosso che ha regalato a Michele una corona di fiori, c’erano i tanti colleghi di lavoro della New Holland. Non c’era la mamma, bloccata all’ospedale Maggiore di Bologna dalle tante ferite, ma era come presente: le parole del parroco, i commenti dei presenti, i tanti riferimenti nelle letture rimandavano a lei ed è stata una sorta di condivisione collettiva del dolore, del dolore di una mamma che ha perso l ’unico figlio e il marito, l’uomo della sua vita. Il cugino di Michele ha ricordato «lo zio Andrea, persona brillante e che regalava semi di saggezza che sbocciavano e portavano insegnamenti profondi. L’ultimo seme, l’ultimo insegnamento è stato quanto sia preziosa la vita, preziosa ma breve. E per questo bisogna viverla intensamente nell’amore. Questo è stato il suo ultimo grande insegnamento». «Michele? Un fiore reciso troppo presto, un ragazzo che portava ancora in sè la purezza di un bambino» ha detto il cugino il quale, parlando a nome della famiglia, ha poi ringraziato tutti i presenti, amici, colleghi, la città di Modena. Parole di amore, di affetto. Rivolte alla famiglia distrutta e anche alla comunità che si è stretta ai parenti e alla mamma Maria Carmela Di Altiero. In chiesa il parroco, che ha ricordato come anche a Caltanisetta, città d’origine di Andrea Giunta, si stesse celebrando in parrocchia un rito simile, ha ricordato la speranza cristiana, la promessa della resurrezione e della vita eterna. Fuori Salvatore, fratello di Andrea, che aveva pubblicamente perdonato chi aveva causato la strage, mentre tra gli applausi volano petali di fiori e colombe bianche, bacia la bara del fratello, le da un piccolo colpo con la mano chiusa, come fosse una pacca affettuosa. È il suo saluto silenzioso.
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