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Rischio clinico, corsa per ridurlo

Rischio clinico, corsa per ridurlo

Garze contate in sala operatoria, arti “segnati”: rimedi semplici ma efficaci

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Se c’è una cosa che sta a cuore a ogni medico di ogni ospedale è la “gestione del rischio clinico”, ovvero la prevenzione dei possibili errori sulle cure o sulle emergenze, a cominciare dalle sale operatorie.

Certo, per i vertici delle aziende sanitarie tutto questo ha un’immediato riflesso finanziario perchè le cause legali che si accumulano creano una voragine nei conti di fine anno, che si traducono in ristrettezze per tutti.

Tanto per dire: da quando l’ultima assicurazione, la Am Trust, ha rilevato la gestione dei rimborsi per il Policlinico, anche con una franchigia di 75 mila euro a carico dell’ospedale per ogni singolo indennizzo, il Policlinico ha ricevuto 361 richieste per altrettanti incidenti. Certo, ci sono quelli più banali come la perdita della dentiera della nonnina, ma ci sono anche quelli molto più gravi.

Dal 2011 a oggi ha pagato ne sono state pagati 77 per un importo di 3,5 milioni. Di questi 1,9 sono stati a carico del Policlinico e 1,6 a carico dell’assicurazione. Per quelle pendenti la stima più prudente mette a bilancio 18,5 milioni di euro. Il totale? Tra polizze e riserva si arriva a 22 milioni - almeno - per quattro anni. E nel futuro i potenziali sostituti hanno già fatto sapere che il mercato oggi offre condizioni più restrittive. Cioè peggiori: franchige e premi quasi raddoppiati, portando una spesa annuale attorno ai 7 milioni. Come si fa con questi numeri a non scegliere la strada del risarcimento diretto per evitare la moltiplicazione dei soggetti coinvolti a cui ogni volta bisogna pagare adeguate prebende?

«Non c’è però solo un discorspo di risparmio, che pure è presente - ragiona Bertacchini, che sogna di sistemare in un quinquennio le cause pendenti con una spesa vicina al triennio 2008/2011 - Pensiamo ad esempio al rischio clinico. Tutte le pratiche gestite dalle compagnie assicurative ci passano davanti ma noi non abbiamo ricadute, conoscenze, comprensione. Se c’è stato uno sbaglio, diciamo noi, cosa è possibile fare perchè non si ripeta più?»

Alcuni esempi aiutano a capire i termini della questione. Parecchi sono stati i rimborsi per le garze dimenticate nello stomaco; oggi invece si ricontano alla fine dell’operazione per vedere se ci sono tutte. Banale ma efficace. E che dire della croce fatta con il pennarello per evitare di operare l’arto sbagliato? Una scocchezza, ma si è rivelata efficacissima così come il cerchietto di plastica al braccio dei neonati per evitare scambi in culla.

«È una svolta epocale - conclude entusiasta Bertacchini - D’ora in poi potremo vedere da vicino com’è nato l’errore, dialogare con il paziente e mettee in atto i correttivi per evitare che si ripeta di nuovo».

Saverio Cioce

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