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Doppia inchiesta sulla villa ricostruita con atti illegittimi

Doppia inchiesta sulla villa ricostruita con atti illegittimi

San Felice. Corpo Forestale dello Stato e polizia municipale indagano sull’ipotesi di abusi edilizi che coinvolge il Comune

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SAN FELICE. Un permesso a costruire illegittimo e un conseguente abuso edilizio nella ricostruzione post sisma, con almeno due denunce alla Procura della Repubblica. Una della polizia municipale del presidio di San Felice che, sulla base degli accertamenti dell’ufficio tecnico, individua responsabilità in capo a proprietari e i progettisti della villa sorta in violazione di disposizioni urbanistiche. E l’altra informativa è degli specialisti di urbanistica del Corpo Forestale dello Stato, e che invece ricomprende nel novero delle persone da indagare anche quanti hanno messo la loro firma su un permesso che consentiva l’abuso, per lo più insanabile.

È in questo quadro che si sta sviluppando a San Felice una nuova - delicatissima - questione di carattere urbanistico, che verrà presumibilmente presa in esame dalla Procura al termine della pausa estiva. Entrambe le informative infatti sono già state protocollate assegnate ad un unico magistrato. Le prospettive sono due: una perdita di efficacia dell’inchiesta, favorita dal fatto che - una volta emerso l’abuso, tra lettere di avvocati e acquisizioni di documenti da parte della polizia giudiziaria - i diretti interessati sono corsi ai ripari, con il Comune che ha progressivamente ordinato ai proprietari di demolire le opere abusive, in modo da risolvere, almeno fattualmente, la questione urbanistica. L’altra prospettiva: poichè l’illecito è stato comunque commesso, e potrebbero esserci in tal senso documentali responsabilità, la Procura potrebbe invece decidere di approfondire, dando valore ad una serie di circostanze ed altri elementi fattuali (ma anche di testimonianze che sarebbero state in parte persino registrate) destinate invece a rinfocolare le diatribe.

Il Comune di San Felice - solo sfiorato politicamente dalla vicenda Bianchini - è infatti al centro ormai da tempo di segnalazioni e contestazioni. A cominciare da quelle di oltre 140 tecnici tra geometri, progettisti, ingegneri e architetti che hanno costituito un coordinamento. Nato - casualmente, si può pensare - proprio a San Felice, al termine di una affollata riunione al Centro don Bosco dove in molti hanno raccontato vicende che erano state sommariamente inquadrate come ostacoli burocratici ad una leale e lineare ricostruzione post sisma.

Si ricorderà che il Comune e la Regione hanno più volte replicato, accampando la necessità di rispettare le procedure e le verifiche, addossando anzi le responsabilità di queste vicende ai tecnici privati. Così come è accaduto da ultimo ad un agricoltore, “paralizzato” nella ricostruzione del suo fienile, che ha “maledetto” quei pochi metri che lo separano dal Comune di Medolla.

Stavolta, come detto, la questione è più articolata. Siamo in via Perossaro, in zona Ramadini, dove una famiglia si è affidata ad un conosciuto tecnico - noto per avere firmato anche recenti opere pubbliche nella Bassa - per la demolizione e ricostruzione della loro casa, danneggiata dal sisma.

Il tecnico ha presentato un progetto - ormai tre anni fa - che prevede un edificio totalmente diverso, ma che è stato autorizzato con un permesso a costruire, il numero 13 del 2013, del 3 maggio 2013. Pochi giorni dopo il via ai lavori, con regolare comunicazione. Ma evidentemente la villa che ne è scaturita deve avere destato la curiosità dei vicini, per una serie di questioni: le altezze, la quota delle fogne,... soprattutto l’apertura di finestre e terrazze che la legge in quel caso non consente. Per un semplice motivo: l’abitazione dista circa tre metri dal confine e con la nuova terrazza i costruttori praticamente sarebbero - ironizzando - finiti in camera da letto dai vicini. Uno dei quali - sfortuna - è un tecnico, abbastanza esperto di urbanistica per comprendere che c’era qualcosa che non andava.

Così, in un crescendo di telefonate, di solleciti, e poi di carte legali, i vicini hanno chiesto di poter accedere agli atti, di poter effettuare delle verifiche, di fermare eventuali illiceità.

Incontrando - diciamo così - una discreta “melina”, se lo scorso 17 febbraio si è resa necessaria una raccomandata al Comune di San Felice, a firma di un avvocato esperto di diritto amministrativo. Nella lettera, tra l’altro, si sosteneva che “il nuovo fabbricato prevede l’apertura di svariate vedute: trattasi di modifiche illegittime”. E ancora: “Il progetto approvato prevede la realizzazione di un balcone che evidentemente è illegittimo...”.

La lettera chiudeva con la richiesta di annullare il permesso a costruire in quanto illegittimo e insanabile. E così sono partiti nuovi atti del Comune. Ad accelerare le carte è arrivata poi la visita all’Ufficio Tecnico della squadra di polizia giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato, che monitora la ricostruzione ed ha acquisito i documenti.

Una casualità, ma subito dopo è pervenuta alla Procura anche l’informativa della polizia municipale. Sono anche seguiti atti,, con i quali il Comune riconosce l’abuso e ordina ai proprietari la demolizione di opere abusive. Demolizioni finora eseguite per tappe, nel tentativo - vedremo se efficace - di risolvere la questione prima che si “aggravi”. E di isolare - o confondere - le responsabilità.

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