Donna travolta a Mirandola: l'autista:«Non l’ho vista arrivare, sono sconvolto»
Parla Andrea Pignatti, 31 anni, alla guida dell’auto che a Quarantoli ha travolto e ucciso Amedea Soffritti
MIRANDOLA. «Non riesco a trovare le parole per esprimere il mio dolore, sono sconvolto, non so se mi riprenderò da questa disgrazia. Sono fuori di me».
Sono queste le parole di Andrea Pignatti, 31 anni, che venerdì sera a Quarantoli ha travolto e ucciso con l’auto Amedea Soffritti, 91 anni, scesa in strada per fare una passeggiata. «Ero appena uscito di casa e stavo raggiungendo i miei amici a Mirandola, non mi sono accorto di nulla, finchè non ho sentito il pesante impatto su cofano e parabrezza della macchina. Conoscevo Amedea, purtroppo mi è sbucata fuori all’improvviso, non l’ho davvero vista, sono sconvolto».
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Anche Andrea abita a Quarantoli, a poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente.
«Conosco tutta la famiglia di Amedea, il figlio Carlo Nicolini e i due nipoti Matteo e Giulio. Con Giulio abbiamo fatto le scuole insieme, è un mio amico, non riesco a trovare le parole per esprimere il mio dolore, né a dire quanto tempo mi ci vorrà per riprendermi».
Una tragedia che rovina e getta nel dolore due famiglie dello stesso paese. Venerdì non erano ancora le 21 quando Amedea Soffritti, 91 anni, molto conosciuta e amata in paese, è uscita dalla sua abitazione di via Punta per il consueto giro serale; per un destino cinico ha perso la vita proprio a causa dell’auto guidata da chi abita a poche centinaia di metri da lei. Una fatalità, che assume ancora di più i tratti della disgrazia dalle coincidenze inspiegabili e amare, quando si apprende che l’impatto è avvenuto a metà strada tra l’abitazione della Soffritti, adiacente al distributore di benzina gestito dal figlio insieme al nipote Matteo, e l’abitazione degli stessi 50 metri più avanti, all’incrocio tra via Punta e via Sgarbi. Sulla vicenda la polizia municipale ha aperto un’inchiesta coordinata dalla Procura.
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È un dolore composto e dignitoso quello del figlio di Amedea, Carlo, 65 anni, marito di Tiziana e padre di Matteo e Giulio, di 37 e 31 anni.
«Non eravamo a casa al momento dell’incidente, ci hanno avvisati subito ma una volta arrivati per mia madre non c’era più nulla da fare - racconta Nicolini - le avevo detto di non uscire più da sola la sera, ma mia mamma aveva ancora una tempra incredibile, voleva fare tutto di testa sua».
Amedea avrebbe compiuto 92 anni in dicembre e, nonostante i gravi problemi di salute che l’avevano colpita in passato, si era ripresa del tutto, stava bene e si dedicava in modo attivo ad aiutare gli altri e alle attività del paese legate alla parrocchia, come conferma il figlio Carlo.
«Mia madre era molto altruista, si spendeva più per gli altri che per se stessa, come aveva fatto nell’ultimo anno e mezzo con mio padre fermo al letto. E per curare il babbo - continua Nicolini - usciva meno pur non rinunciando alle tante attività che le piacevano, come offrirsi di portare la croce ai funerali, frequentare la parrocchia e curarne orto e giardino». Una solidarietà verso la comunità e una discrezione non comuni quelli della famiglia Nicolini, che ha scelto anche di invitare i compaesani che presenzieranno al funerale a non spendere i loro soldi in fiori ma in opere di bene.
«Voglio ricordarmi mia madre com'era, nessuno mi toglierà mai questo ricordo - puntualizza Carlo - nel ricordino che distribuiremo al funerale voglio far inserire la fotografia della Madonna, visto che le era molto devota».
«Quanto ai fiori - continua Nicolini - ricordandomi di mio padre, che durante la prima guerra mondiale aveva patito la fame e sosteneva sempre che i soldi spesi in fiori fossero buttati via, ho deciso di invitare la comunità a devolvere le proprie offerte in favore dell’asilo di Quarantoli, struttura utile alla comunità».
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