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Inchiesta Aemilia, seconda tranche chiusa

Inchiesta Aemilia, seconda tranche chiusa

Prestanomi e minacce, salgono a 23 gli indagati, c’è ancora il Bolognino in affari con Bianchini

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È tutta incentrata sulle infiltrazioni della ’Ndrangheta in Emilia, in particolare nel reggiano, la conclusione delle indagini sulla seconda tranche dell’inchiesta Aemilia, inchiesta condotta dai carabinieri di Modena e dalla Dda di Bologna. Uno spaccato fatto anche di prestanomi locali per le cosche e minacce per i giornalisti che si occupano del fenomeno. La Bassa modenese stavolta è ai margini, anche se non mancano le novità rispetto agli arresti, perché vi sono quattro persone in più indagate, che vanno così ad aggiungersi alle 19 già nel mirino dell’inchiesta, come emerso il 16 luglio scorso (9 colpite da misura restrittiva e 10 indagate a piede libero).

E dagli ulteriori accertamenti ispunta il 44enne Gianluigi Sarcone (già in cella per le accuse relative alla prima tranche di “Aemilia”): l’imprenditore di Bibbiano di Reggio, considerato “mente affaristica” della famiglia Sarcone, è finito nei guai insieme al 48enne Alfonso Diletto (ritenuto dalla Dda l’uomo del clan Grande Aracri che controllava la Bassa reggiana e modenese) per le pressioni e gravi minacce al giornalista Gabriele Franzini (direttore di Telereggio) per un servizio mandato sulle vicende processuali relative allo stesso Diletto. Gli altri due nomi nuovi sono di Reggio e risultano collegati con l’imprenditore 61enne Giovanni Vecchi (ex patron della Save Group di Montecchio) e la compagna coetanea Patrizia Patricelli che vengono ritenuti prestanome del clan a matrice cutrese. Un collegamento che ora ha messo nei guai il figlio dell’imprenditore (il 33enne Silvano Vecchi) e il fratello della donna (il 58enne Alfonso Patricelli). Secondo gli inquirenti tutti e quattro c’entrano con la società d’installazione di impianti elettrici “Leonardo Group srl”: Alfonso Patricelli avrebbe fatto da prestanome, mentre gli altri tre sarebbero stati gli effettivi titolari..

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

Nelle carte dell'inchiesta Aemilia 2 si parla di società fittiziamente intestate a terzi, nelle quali venivano sistematicamente conferite ingenti somme di denaro sporco. Un sistema articolato, motivato dall’esigenza di tenere l'autorità giudiziaria lontana dai veri "titolari" degli stessi beni: gli affiliati al clan Grande Aracri. E dunque dal pericolo sequestro preventivo e confisca, che negli ultimi tempi si è abbattuto su milioni di euro di patrimonio dietro al quale, secondo le indagini ci sarebbe invece stato sempre lui: Nicolino Grande Aracri, il boss di Cutro, e i suoi fedelissimi. Il quarto nome nuovo è quello del parmigiano 42enne Loris Tonelli, considerato dagli inquirenti solo fittiziamente il titolare della discoteca “Duplex” (che si trova a Baganzola di Parma), in realtà il locale sarebbe nelle mani di Michele Bolognino (già in cella perché coinvolto nel primo maxi filone di “Aemilia” come uomo di punta della cosca relativamente a Parma e in parte sulla Bassa modenese, dove, è noto, era entrato in affari con l’imprenditore di San Felice Bianchini e i suoi collaboratori.

Accuse confermate per tutte le altre figure di primo piano di questa seconda tranche investigativa di lotta alla ’ndrangheta, in primis i già citati Nicolino Grande Aracri ( il 56enne, in cella a Milano, è da tempo considerato il capoclan), Alfonso Diletto (che vive a Brescello, ora in cella a Viterbo) e Bolognino (residente a Gattatico ma oggi in carcere a L’Aquila). Poi vi sono gli indagati per trasferimento fraudolento di valori: Giovanni Vecchi e la compagna Patrizia Patricelli (ai domiciliari), il 24enne Domenico Bolognino (figlio di Michele, con l’obbligo di dimora a Montecchio), la 25enne Jessica Diletto e il coetaneo Francesco Spagnolo (figlia e nipote di Alfonso Diletto), Ibrahim Ahmed Abdelgawad (egiziano di 64 anni , ha l’obbligo di dimora a Poviglio). Tutti gli altri sono considerati prestanome della cosca.

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