Crollano i redditi per l’effetto - crisi
A Modena il guadagno medio è calato del 3,31% in 6 anni SIamo a quota 22.439 euro. Sparito il 3% dei contribuenti
Evasione fiscale? Elusione fiscale? No, pura e semplice sopravvivenza a Modena come nel resto d’Italia.
È questa la sintesi dei numeri diffusi dal ministero delle Finanze per quanto riguarda le entrate tributarie e ricomposte nella statistica delle province italiane a cura del Sole 24 Ore. I numeri presi in considerazione dai responsabili del fisco nazionale partono dal 2008 e arrivano al 2014 (con i dati del 2013), vale a dire i sei anni di fuoco che vanno dal primo anno ufficiale della crisi e l’anno scorso, l’ultimo per cui si hanno dati completi sui dodici mesi.
Anche da noi le famiglie si sono viste risucchiare il potere d’acquisto. I soldi che prima bastavano oggi non permettono di arrivare a fine mese per l’aumento del costo della vita e l’inflazione, quella vera e non solo quella calcolata sul paniere selezionato dall’Istat.
Cala il reddito delle famiglie: ma questo lo diceva già da anni Bankitalia, mostrando la progressiva erosione dei piccoli risparmi bancari, indispensabile per far quadrare i bilanci delle famiglie. Ora lo dice anche il fisco italiano, che vede restringersi la base imponibile. A Modena è scomparso il 3,13% dei contribuenti. Una cifra enorme, considerato che si parla di medie e Modena sino a quest’anno aveva registrato un aumento di residenti. Al netto dei deceduti questo significa che in tanti sono rifugiati nel sommerso, o hanno semplicemente cessato le attività: magari per trasferire la produzione o la sede legale all’estero, o semplicemente per aver chiuso i battenti.
Un’occhiata al resto della regione conferma che le province emiliane, ex reginette dell’export, hanno percentuali sempre superiori ai tre punti percentuali, mentre quelle romagnole, meno sviluppate dal punto di vista industriale, galleggiano sempre attorno ai due punti percentuali. Per Modena questo significa essere scesi a un reddito medio (sempre nel 2013 ) di 22.349 euro.
Sono cifre che vanno lette al netto dei valori costanti, altrimenti l’effetto inflazione farebbe salire tutti di due gradini in più. A livello nazionale la perdita secca è di 47 miliardi, quasi quattro volte la cifra ipotizata per rimetere in piedi i comuni della Bassa dopo il sisma.
Infine i Paperoni, con redditi oltre i 75 mila euro: a Modena sono il 2,10% contro i 2,89 di Bologna e l’1,93 di Reggio Emilia. Sono questi i dati più studiati visto che la forbice è molto ampia: nel club dei 75 mila ci sono quelli che partono da un mensile di 3.100 euro netti sino a chi guadagna cifre stellari, dai 10 ai 100 mila euro mensili, questi sì dei veri super-ricchi. Per fare un esempio basti dire che a Milano in quest’ultima categoria ci sono il 4% dei contribuenti che dichiarano il 25% del reddito provinciale, mentre la provincia del Medio Campidano (ovvero Villacidro più Sanluri e dintorni, con una popolazione di 100 mila abitanti) non arrivano allo 0,5% come incidenza e al 3% come redditi complessivamente dichiarati.
E la baracca chi la tiene in piedi allora? Le pensioni e gli stipendi della Stato, ma soprattutto le prime che contribuiscono per un terzo al Pil.
Ancora una volta i nonni continuano a pagare affitti, bollette, dentisti e università per figli e nipoti.
Saverio Cioce
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