«Finalmente una casa a misura di carrozzina»
Modena. La vita di Fabio Bertacchini, amputato alle gambe per una grave malattia, tra tapparelle aperte con gli interruttori e il lavabo incassato per lavare i piatti
Modena. «Come va? Benissimo, non si vede?» Poche parole e un sorriso radioso che Fabio Bertacchini offre a chiunque entri in casa. Da quattro anni residente in un appartamento di via Marinetti, dopo una vita passata tra malattie, disgrazie e ospedali, ora può fare di tutto in casa senza dover chiamare ogni volta Larysa, la signora ucraina che lo assiste come badante.
A 54 anni la sua vita randagia è diventata un orologio cronometrato, dove nulla è lasciato al caso. Il condominio Unicapi in edilizia convenzionata è un concentrato di ritrovati tecnologici che gli permettono di lavarsi da solo in bagno prepararsi la colazione di prima mattina e tante altre cose ancora, partendo da una sedia a rotelle. La sua malattiasi chiama morbo di Buerger, colpisce un numero ristretto di persone ma non lascia scampo; il sistema vascolare va in tilt, le ossa delle gambe diventano inutili e l’unica cura è l’amputazione, se si vuole avere salva la vita. Dal 2003 al 2008 lui ha perso tutti e due gli arti. Altri avrebbero perso il senno, lui no perchè è contento di essere al mondo dopo i guai che ha passato e oggi non deve essere portato sulle spalle per salire le scale o per prepararsi un caffelatte. «Questa casa - racconta - è in un certo senso sperimentale. L’obbiettivo è quello della massima autosufficienza. Devo dire che con pochi accorgimenti ci sono riusciti. Le tapparelle si alzano e si abbassano con un interruttore, così come la serrandadel garage che è azionata da un telecomando. Al piano terra, dove c’è il box, la poltrona mobile viene ricaricata da un trasformatore sempre pronto, così posso uscire tutte le volte che voglio. Una passeggiata o vado a prendere un caffè, parlo con qualcuno; la carrozzina elettrica funziona benissimo per portarmi in giro qui nel quartiere e c’è sempre quella da casa sui posso salire senza problemi. In casa ho tutto sotto mano. In bagno ci sono le maniglie, il lavandino è alto e posso arrivarci bene anche se sono seduto; idem per la cucina, sotto il lavello non ci sono cassetti o sportelli ma solo una tendina che copre i piccoli scaffali arretrati. Anche sulle due ruote non ci sono problemi per lavare i piatti. Niente sporgenze anche per elettrodomestici e mobili, la carrozzina arriva ovunque e me la cavo bene per salire e scendere. La forma fisica non mi manca».
Bertacchini lo dice con una convinzione che disarma chi non conosce la sua storia. Ma lui, ex sergente dei paracadutisti e poi guardia giurata, autista, guardia notturna, scaricatore di camion di frutta e verdura a Napoli e pure custode notturno per il teatro comunale. I suoi quattro anni sotto il Vesuvio, con una moglie in carrozzina che aveva conosciuto e amato quando lui le gambe le aveva tutte e due, sono un capitolo doloroso e chiuso. Il presente è fatto di computer e televisione, letture e i piccoli interessi che si possono seguire da una sedia a rotelle. E le protesi? Ha dovuto rinunciarci, le complicazioni dermatologiche gli hanno reso impossibile comminare con una parvenza di normalità.
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