Occupazione femminile: Modena all’avanguardia
Tasso del 60,3% contro il 46,5% nazionale: settori ad alta concentrazione e c’è il notevole supporto di servizi pubblici. I commenti della prof. Addabbo
Oltre il 60% è il tasso di occupazione femminile a Modena, decisamente superiore alla media mazionale, il cui dato si ferma al 46,5%. La provincia modenese continua a registrare questo storico trend, dovuto in parte alla maggiore emancipazione femminile, ma anche a servizi pubblici che continuano a funzionare nonostante le criticità. La conferma viene anche dall'università di Modena e Reggio Emilia e da Cgil Modena. Il sindacato però, nel diffondere i dati elaborati dall'osservatorio Ires/Cgil sul mercato e lo studio “Il mercato del lavoro oggi” del Centro documentazione donna di Modena, non manca di evidenziare alcune criticità.
Ma partiamo dal dato principe: il tasso di occupazione femminile a Modena è pari a un 60,3 per cento, contro un dato nazionale che si ferma al 46,5 per cento. «Il differenziale – spiega la professoressa Tindara Addabbo dell'ateneo modenese, esperta di politiche di genere legate al mondo del lavoro – è spiegabile non solo per la presenza di settori ad alto tasso di concentrazione femminile, ma anche per il supporto che Modena offre riguardo ai servizi all'infanzia». Se si guarda al tasso di incidenza relativo alla fruizione di tali servizi, come i nidi, Modena presenta valori più elevati che altrove. Questo significa che la conciliazione casa-lavoro è più agevole a Modena rispetto ad altre realtà.
«Questo gap tra Modena e il resto d'Italia – aggiunge la prof. Addabbo – è storico per la nostra provincia. Ed è da ascrivere anche a questo supporto da parte del pubblico».
Le note dolenti, tuttavia, non mancano. Secondo lo studio diffuso da Cgil, infatti, la crisi ha impoverito il mercato del lavoro e la componente femminile ha perso il 3,6% nel 2014 sull'anno precedente, che si aggiunge al calo del 3,7% già subito anche nel 2013. Il tasso di disoccupazione femminile è in forte crescita (dal 5,8% del 2012 al 7% del 2013, con un lieve miglioramento nel 2014 secondo le proiezioni Istat), anche per un aumentato contingente di manodopera femminile che si è messa in cerca di occupazione per rimpinguare il bilancio familiare indebolito dalle condizioni di disoccupazione o cassa integrazione del partner. E ancora: i dati tracciano anche un addensamento dell'occupazione femminile nei settori dei servizi e nelle qualifiche più basse. Se in generale i giovani hanno tassi di precarietà più alta (il 63,2% ha un contratto a tempo determinato in Emilia Romagna nella fascia 15-24 anni), le donne sono quelle che ne subiscono il peso maggiore e più a lungo, mentre i coetanei uomini cominciano a trovare contratti a tempo indeterminato nella fascia 25-34 anni. Anche i dati delle liste di mobilità evidenziano come nei processi di ristrutturazione siano espulse donne con età più bassa rispetto agli uomini, spesso per sbarazzarsi di donne con figli. Alta l'incidenza del part-time per potere conciliare esigenze familiari quasi totalmente sulle spalle delle donne.
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