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Pd, inizia la Festa di renziani e scontenti

di Marcello Radighieri
Pd, inizia la Festa di renziani e scontenti

Ultima corsa per completare gli allestimenti tra pareri e mugugni: «Uniti si vince» - «Il segretario nazionale? È di destra...»

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Lo scontro interno in casa Pd non conosce ferie. La base del partito sta a guardare, tra chi sceglie di schierarsi e chi, semplicemente, non ne può più delle polemiche. A Ponte Alto, dove fervono gli ultimi preparativi in vista dell’apertura della Festa Provinciale, basta chiedere un parere sulla situazione nazionale per trovare volontari stufi, basiti, sarcastici o rassegnati. Insistendo un po’, comunque, quasi tutti dicono la loro. A partire dalla maggioranza, ovvero da quanti si definiscono «renziani puri». A dispetto delle aspettative, se ne trovano tanti anche nello “zoccolo duro”. Come Giovanni Ballotta, uno a cui piace «fare le cose come si deve, ma farle». Un po’ come starebbe facendo il premier, dal suo punto di vista. O come Renzo Berselli, che si dice tutto sommato d’accordo con Renzi - «Speriamo che tiri avanti, vorrei che lo lasciassero fare». O, ancora, come Natale Bertoni, che arriva a dichiarare che il partito «non è mai andata così bene». Perché? «Perché c’è una maggioranza che ha molta voglia di fare e che sta facendo il possibile». E questo nonostante le «continue e ridicole contestazioni che arrivano dalla minoranza», impegnata «in una battaglia puramente ideologica e di potere». Sia chiaro, aggiunge Bertoni, «che rispetto le loro idee, ma non le condivido». Perché, spiega, «chi ha paura del rinnovamento non va da nessuna parte». E anche perché il pericolo vero è rappresentato da Grillo e da Salvini. Già, Grillo e Salvini. Quelli che in tanti, a Ponte Alto, etichettano sotto la voce “populisti”. E allora, per forza di cose, Renzi e il Partito rappresentano la sola alternativa rimasta in campo.

Loris Po’ la pensa come Sergio Staino, vignettista e figura nota della sinistra italiana, che di recente ha lanciato una dura critica nei confronti di Cuperlo: «Da sempre sappiamo farci male da soli. Dobbiamo essere uniti: va bene, il dibattito è fonte di ricchezza, ma bisogna anche prendere una decisione». E gli fa eco anche Valerio Barbieri, che invita la minoranza a «rimboccarsi le maniche e venire a lavorare invece di perdersi in discussioni che non servono a nulla». Ma c’è anche chi redistribuisce le colpe su ambo i fronti, accusando tanto la maggioranza quanto la minoranza. Silvia Favro, ad esempio, appioppa al governo una sufficienza scarsa – così come Erika Ansaloni- rimproverandogli un atteggiamento poco attento al coinvolgimento nel prendere le decisione. Ma si affretta ad aggiungere che, al tempo stesso, «è anche vero che la minoranza si limita a contestare». Sarebbe bene mettere in pratica quelle «consultazioni della base» teoricamente previste dallo statuto ma «sistematicamente ignorate». Un colpo al cerchio e uno alla botte anche da parte di Dimes Roncaglia. Che, da parte sua, dichiara di non stare né con Renzi – al quale, in sostanza, rimprovera l’idea del partito liquido, poco radicato sul territorio - né con Cuperlo. E non ama schierarsi nemmeno Elena Gazzotti, volontaria della Madonnina. «Spero vivamente che non si arrivi alla scissione, anche se capisco che la distanza/assenza del segretario nazionale, troppo impegnato nel ruolo di premier per concentrarsi appieno nel partito, provochi evidenti tensioni». Qualcuno, infine, Renzi non lo accetta proprio. Su tutti Mauro Sacchetti, a cui sembra di perdere l’anima del partito. «Con chi mi schiero? Di certo non con la destra, quindi non con Renzi. Devono avere più rispetto per la base e per la nostra tradizione».

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