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Donna e imprenditrice, una vita di sacrifici

Le difficoltà del ruolo evidenziate dalla ricerca di Confartigianato regionale: pesa il welfare familiare

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Non solo più donne lavoratrici a Modena che altrove, ma anche più donne imprenditrici.

I dati sulle imprese in rosa confortano. Ma i numeri non dicono delle difficoltà che comporta fare impresa quando si è donne. Ci ha pensato una ricerca di Confartigianato Donne Impresa Emilia Romagna che insieme a Lapam Modena ha messo in evidenza i sacrifici, quelli che portano le donne imprenditrici a dedicare solo mezz'ora al giorno per se stesse.

Ma partiamo dai dati. Secondo i dati del registro delle imprese della camere di commercio, elaborati da Unioncamere Emilia Romagna, è in ascesa la componente imprenditoriale femminile in Emilia-Romagna: al 30 giugno scorso le imprese attive femminili erano 84.908, pari al 20,6% del totale delle imprese regionali, con un leggero incremento rispetto alla stessa data del 2014 (+299 unità, pari allo 0,4%). Le tendenze non sono omogenee. Prosegue la storica contrazione nell’agricoltura (-191 imprese, -1,4%) e la crisi incide ancora sull’insieme del commercio (-161 unità, -0,7% e sulla manifattura (-109 unità, -1,4%). Ma la tendenza è positiva in quasi tutti gli altri settori. Si segnalano i servizi di ristorazione (+2,8%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+3,9%) e, a sorpresa, le costruzioni (+2,4%).

Più donne in azienda, dunque, però che fatica. Secondo la ricerca condotta da Confartigianato, che ha coinvolto 160 imprenditrici in tutta la regione, infatti, è la mancanza di tempo l’incognita maggiore con la quale deve fare i conti una donna che voglia fare l’imprenditrice in Emilia Romagna. Com’è facile supporre, la maggiore quantità di tempo di cura quotidiana dedicata agli altri riguarda i propri figli e i partner, mentre si sviluppano relazioni intense anche con nipoti e figli del partner, più in generale, delegando ad altri soggetti vicini, la cura di anziani assistiti e soggetti disabili. In questo ambito il 18% delle donne che hanno risposto ha contatti e si relaziona con assistenti sociali. Per la cura personale, invece, per il 70% delle imprenditrici il tempo per sé è molto diminuito, riducendosi a meno di 30 minuti al giorno per il 45% delle risposte e a circa un’ora per il 42%. Sul fronte salute l’84% utilizza insieme sanità pubblica e privata; l’offerta pubblica di servizi sanitari viene giudicata molto negativamente dal 32% delle risposte, mentre quella privata molto positiva dal 72%. In quanto alla ricerca del proprio benessere personale poco meno della metà (45%) svolge attività fisica stabile. «Non ci ha sorpreso – commenta Emanuela Bacchilega, presidente di Donne Impresa di Confartigianato regionale – scoprire che le donne imprenditrici coinvolte nella ricerca vivono una progressiva riduzione del tempo dedicato alla guida della propria impresa ed alla cura di sè, a favore di una quota sempre maggiore di tempo dedicato al welfare familiare».

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