Rugby e autismo, prove di dialogo in campo
Formigine. A 10 anni negli Highlanders malgrado i problemi. Il coach: «Esperienza che fa crescere»
FORMIGINE. Sport e autismo, prove di dialogo su un campo da rugby. È quanto accaduto a Formigine a F.F., un bambino di 10 anni che è entrato a far parte della grande famiglia Highlanders.
Davide Minì, allenatore e dirigente del club giallonero, racconta la vicenda, partendo dalle difficoltà iniziali ai tanti progressi fatti, fino al bivio in cui club e ragazzo si trovano ora.
«È cominciato tutto la scorsa stagione, con l’arrivo di alcuni bambini del minirugby. Uno di questi ragazzini lo alleno personalmente io. Ragazzino di 10 anni, intelligentissimo, ma estremamente irrequieto, che i genitori mi informano essere interessato da un disturbo dello spettro autistico. Fin da subito è chiaro che ha difficoltà a partecipare al gioco autonomamente e ad integrarsi con gli altri bambini perché necessita di un mediatore per la relazione con i coetanei. Di solito, durante gli allenamenti in ogni categoria cerchiamo di avere due allenatori o educatori per garantire la presenza di almeno uno in campo, ma, se nelle altre squadre Under questo sistema funziona, per il gruppo di F.F. no, perché seguirlo implica trascurare gli altri diciotto ragazzi.
I miglioramenti, grazie anche alla pratica del rugby, a detta dei genitori e dell'insegnante di sostegno, ci sono stati e anche gli altri ragazzi sono maturati, perché hanno imparato ad interagire e a relazionarsi con lui». E queste cose fanno crescere e maturare profondamente.
Archiviata la stagione relativa all’anno 2014/15, gli Highlanders hanno messo a punto un vero e proprio progetto che coinvolge i bambini in difficoltà.
«Sono stato in Comune a Formigine – spiega Minì – dove ho trovato appoggio sia da parte dell'assessore allo Sport Simona Sarracino, sia presso i servizi sociali. Insieme abbiamo identificato alcune associazioni all’interno delle quali vorremmo cercare di individuare alcune figure che, in qualità di educatori, seguiranno personalmente i bambini che necessitano di un sostegno particolare. Unico problema che è stato riscontrato, come del resto ci si aspettava, sono le risorse economiche e in questo momento ci troviamo ad un bivio: o troviamo i fondi per coprire le spese oppure saremo costretti a rinunciare al nostro progetto e quindi non potremo accettare iscrizioni da parte di famiglie che non garantiscono autonomia dei propri figli in campo».
Se non arrivassero i fondi necessari, la rinuncia rappresenterebbe una soluzione che equivarrebbe ad una sconfitta, non solo per gli Highlanders ma anche per il territorio e per la società.
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