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A San Felice un trafficante di immigrati

A San Felice un trafficante di immigrati

Viveva nell’anonimato in un palazzo del centro. Pakistano arrestato dalla polizia che indaga su una organizzazione internazionale specializzata nell'espatrio di orientali in clandestinità. L'uomo viveva nel palazzo di viale Martiri della Libertà con moglie e figli e nessuno degli inquilini si era accorto di nulla. Da tempo non pagava le spese condominiali

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SAN FELICE. È accusato di essere uno degli uomini dell’organizzazione che trafficava esseri umani, presumibilmente per favorirne l’immigrazione clandestina in Italia.

NESSUNO SI ERA ACCORTO DI NULLA. Èppure fino a quel giorno nessuno nel palazzo di via Martiri della Libertà dove abitano una decina di famiglie avrebbe mai immaginato che quell’uomo mite e schivo potesse far parte di una organizzazione del genere. Ad arrestarlo la polizia, quattro agenti in borghese che hanno agito su delega dell’autorità giudiziaria italiana e dei colleghi di un’altra città italiana, dai quali sono partite le indagini. Lo hanno atteso sotto casa, lo hanno bloccato e a dispetto della curiosità dei tanti vicini che si erano affacciati per assistere, lo hanno portato via con tutta la discrezione possibile. Lui, Abdul, residente nel palazzo con moglie e figli, non ha opposto resistenza.

QUALE IL SUO RUOLO NELL'ORGANIZZAZIONE? È originario del Pakistan, e a quanto risulta è in particolare da quel paese che venivano favoriti gli ingressi clandestini in Italia. Quale ruolo l’uomo avesse nell’organizzazione non è ancora emerso in questa fase, anche alla famiglia che si è affidata ad un legale con sede a San Felice per curare le pratiche e provare a riportare a casa l’uomo. «Non ha mai creato problemi - dicono gli altri residenti del palazzo, dove abitano alcune famiglie italiane e molte di immigrati da Turchia, Nigeria e Cina - l’appartamento lo aveva preso all’inizio con un connazionale che poi non abbiamo più visto e tutti ci domandavamo come facesse a mantenersi. Tra l’altro ci risultano parecchie pendenze nelle spese condominiali...»

L’arresto risale ormai a qualche giorno fa, mi di un rientro a casa ancora non si parla.

«Possiamo solo dire - riferiscono i vicini - che nell’appartamento di Abdul c’è comunque e sempre un gran via vai di persone. Immaginiamo siano parenti ed amici che si fanno carico della situazione, ma si tratta di persone riservate...».

Dell’operazione della magistratura, il cui unico coinvolgimento modenese è quello che ha riguardato il giovane arrestato, ancora non sono stati resi noti i particolari.

Alberto Setti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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