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Cade mentre pota, la tragedia di Pievepelago

Cade mentre pota, la tragedia di Pievepelago

Oggi l'addio a Paolo Lenzini, ex muratore a Sassuolo

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PIEVEPELAGO.  Sono previsti nella chiesa di Roccapelago i funerali del pensionato 76enne è rimasto vittima a Pievepelago di una caduta da un albero.

È successo intorno giovedì 27 agosto alle 11.15 a Selvella, una delle tante borgate in mezzo ai boschi che circondano il capoluogo, un gruppetto di case dove si è praticamente una grande famiglia e un fatto così sconvolge tutti.

Paolo Lenzini era salito tante volte sul grande acero in cortile, alto una quindicina di metri, per dargli una bella potata in vista dell’inverno.

Amava molto il verde, e nonostante i molti anni lavorativi vissuti a Sassuolo da muratore, era il primo a voler tornare con la famiglia nei luoghi di origine, per rilassarsi e dedicarsi a una passione che gli è stata fatale. È morto sotto gli occhi della moglie e della cognata, che gli stavano reggendo la scala in alluminio: non è stata questa a tradirlo, visto che è rimasta saldamente al suo posto. Gli è stato fatale il tentativo di raggiungere la sommità aggrappandosi a una catena che lui stesso aveva agganciato lì per sostenersi nelle ultime operazioni. In sostanza, gli è scivolata quando ormai si era già sbilanciato troppo per raggiungerla e non ha potuto rientrare. Caduta tremenda, di schiena, tanto che il decesso è avvenuto sul colpo, in un istante.

Una scena choccante per la moglie, che ha disperatamente chiamato i soccorsi: nel giro di un attimo sono arrivate due ambulanze da Pieve e Riolunato e anche l’elicottero da Pavullo per tentare un estremo trasporto a Baggiovara.

Ma il medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso, formalizzandolo davanti ai carabinieri subito giunti sul posto.

«Non so come sia potuto accadere – ha detto la moglie Caterina Benassi, una vita da ceramista a Sassuolo – era un muratore abituato a salire in alto e non soffriva di vertigini. Non è stato un malore, solo una fatalità mentre tentava di aggrapparsi alla catena, che gli è sfuggita».

«Era una persona molto semplice, di grande compagnia – ha aggiunto la cognata Marisa Benassi – mancherà tanto a tutti».

«Era salito tante volte lassù, ma questa non gli ha dato scampo» ha sottolineato Franco Biondi, cugino della moglie. «Si sentiva sicuro, e non stava tanto a badare alle precauzioni. Invece aveva la sua età, come me del resto. Non sono più adatti per noi lavori del genere, vanno fatti da chi è più giovane e come si deve, col supporto di un cestello. È la rabbia che fa dire queste cose, lo so. È stata una fatalità, può capitare a tutti dappertutto. Lui era molto attaccato alle radici, la sua ora è venuta nei suoi posti».

Dolore molto raccolto quello della famiglia, composta anche da due figlie che vivono a Sant’Anna Pelago e Sassuolo, e i nipoti.

Subito si sono radunati attorno vicini e amici, per dire una parola o semplicemente condividere questi momenti tremendi in silenzio.

Daniele Montanari

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