Optima investe e cresce con un pezzo di Terim
L’imprenditore Giancarlo Lei ha acquisito all’asta macchinari dell’impresa di Baggiovara che aveva fondato e assumerà una decina di suoi lavoratori
L'azienda Optima di San Damaso si arricchisce di nuovi macchinari e presto, probabilmente già nel mese di settembre, potrebbe partire una nuova produzione con un pezzo dell'ex Terim di Baggiovara.
Il ragioniere Giancarlo Lei, infatti, storico dirigente della Terim e oggi titolare di Optima, ha deciso di intraprendere questa nuova sfida: ha acquistato all'asta le attrezzature, gli stampi per produrre le cucine che una volta venivano prodotte a Baggiovara e con una parte degli ex lavoratori Terim partirà con la produzione a San Damaso. La Terim di Baggiovara (con uno stabilimento anche a Rubiera, nel Reggiano) è ferma da anni, è stata una delle vertenze più significative nella provincia modenese, con anni di confronti e proteste da parte dei lavoratori per cercare di riattivare una produzione storica.
Molti i tentativi per salvare l’azienda ma tutti si sono alla fine dimostrati vani o illusori. Persino quello con gli egiziani capitanati da Farouk Khaled, con cui si era raggiunto un accordo per fare ripartire gradualmente lo stabilimento e la sua produzione. Perché l'imprenditore egiziano aveva firmato l'accordo, per poi sparire di fatto. Fino a quando non si è aperto il bando per la vendita dei beni strumentali della società metalmeccanica, mentre tutti i lavoratori (circa 400 quelli rimasti) erano stati messi in mobilità.
E di fronte al bando si è fatto avanti Giancarlo Lei.
«Abbiamo perfezionato l'acquisto all'asta – spiega lo stesso Lei – nel dicembre scorso ma abbiamo dovuto continuare a trattare con gli arabi, che hanno rilanciato, per poi riuscire a recuperare tutto. Loro non avevano la possibilità, come noi, di fare vero Made in Italy e poi la loro non è una mentalità industriale, come la nostra, ma commerciale. E così ho deciso di lanciarmi in questa sfida».
Giancarlo Lei racconta di avere contribuito alla nascita di Terim nel 1955. L'azienda la conosce bene, così come parte dei suoi lavoratori, alcuni dei quali porterà a San Damaso, per la nuova produzione.
Il sindacato Fiom-Cgil, dopo che ha appreso la notizia, ha storto il naso e a questo punto si domanda «perché Optima non abbia provato a definire tale acquisto nei quattro anni passati in cui, nelle more della procedura concorsuale, si è cercato disperatamente un imprenditore che fosse in grado di fare ripartire l’azienda Terim nel suo complesso. Forse la risposta è che in questo modo hanno voluto evitare tutti i vincoli di legge e di una trattativa sindacale?».
I sindacati, infatti, da tempo erano impegnati in incontri periodici presso il Comune di Modena riguardo la vertenza, ma per lo più veniva fatto il punto sulla liquidazione della società e sulla vendita delle sue parti, così come nell'ultimo confronto, che è avvenuto a metà luglio. E oggi l'annuncio, confermato dallo stesso Lei, dell'intenzione di arricchire la sua Optima, con un pezzo dell'ex Terim. «L'invito che rivolgiamo all’imprenditore Lei – prosegue la Fiom – è di aprire un confronto con i sindacati su un piano industriale serio che sia in grado di rilanciare la produzione Terim e sul conseguente fabbisogno occupazionale, con l'obiettivo di rioccupare il maggior numero di lavoratori ex Terim oggi collocati in mobilità».
Ma Lei risponde di non avere bisogno di rivolgersi al sindacato. «Molti dei lavoratori Terim – dice il ragioniere – li conosco. Ne prenderò, per iniziare, una decina. Vediamo come reagisce il mercato, se i clienti ci saranno. Inizio piano, ma penso in grande». (f.b.)
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