CasaPound, casale a fuoco Arrestati tre “antagonisti”
Due modenesi e un parmigiano sono accusati dell’incendio dell’aprile 2014 All’interno c’erano bombole di gas. Furono fermati dai Cc con una motosega
La casa venne incendiata e devastata dalle fiamme, ma la vera intenzione, alla luce di quanto e è stato ritrovato all’interno e di come era stato disposto, era un’altra, ovvero fare saltare l’intero casolare, una casa vecchia casa rustica ristrutturata che si trova , molto isolata, a Piandolo di Rigollo, località nel comune di Pellegrino Parmense. Perché per un fortunato caso due bombole di gas non sono saltate in aria. Due bombole trovate già all’interno della casa e collocate in cucina, messe vicino ad un materasso: con olio lubrificante infiammabile e diavolina qualcuno ha poi appiccato il rogo che ha in breve distrutto tutto l’interno. Nei guai, anzi agli arresti domiciliari, si trovano ora d tre giovani appartenenti alla cosiddetta area antagonista: si tratta di Filiberto Superchi, 23enne di Parma, e di due modenesi, il 25enne Andrea Vaccari e uil 22enne Lorenzo Tomasi. I carabinieri di Parma l’altro giorno hanno eseguito l’ordinanza applicativa degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Parma su richiesta dei magistrati della Procura di Parma: i carabinieri infatti li ritengono responsabili dell’incendio nell’aprile 2014 della casa di proprietà di un esponente di CasaPound. L’immobile, vuoto al momento del rogo, era stata teatro, nell’agosto 2013, di una manifestazione, il "Revolution Party", organizzata da CasaPound. I tre ragazzi, sono accusati di incendio aggravato, violazione di domicilio aggravata, fabbricazione di congegno micidiale, detenzione di strumento atto ad offendere. L’incendio avvenne nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2014 quando qualcuno entrò all’interno dell’edificio dopo aver praticamente segato in due la porta e, come detto, appiccato il fuoco in modo che due bombole di gas, col calore, esplodessero. I carabinieri, a una trentina di chilometri di distanza, fermarono per un normale controllo stradale l’auto con i tre giovani a bordo: nel baule c’era una motosega, dei guanti, alcune torce, una radio trasmittente. I tre vennero denunciati per possesso ingiustificato di attrezzi atti a offendere. Successivamente si seppe dell’incendio e gli inquirenti collegarono l’episodio con i tre controllati.
In incidente probatorio, i Ris controllarono le tracce dell’olio lubrificante della motosega con quelle trovare all’interno della casa, sulla porta d’ingresso e sui guanti dei tre, dimostrando che gli strumenti erano stati utilizza per la commissione del delitto. Di diverso avviso l’avvocato Daniela Goldoni che difende i due modenesi: «I Ris hanno detto che questi attrezzi sono compatibili, non che sono quelli usati nell’incendio. E poi i tre vennero fermati molto dopo l’incendio e a decine di chilometri di distanza. Ci sono parecchi lati tutti da dimostrare in questa vicenda». Lunedì ci sarà l’interrogatorio di garanzia. I due modenesi hanno precedenti denunce relative alla loro attività di antagonisti.
Stefano Totaro
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
