Clandestini in condizioni inumane
San Felice. Il traffico di esseri umani dietro l’arresto del pakistano in paese
SAN FELICE. Faceva parte di una organizzazione accusata di avere trasportato in Italia clandestini, costringendoli ad un trattamento inumano o degradante per procurare loro l’ingresso o la permanenza illegale in Italia. Non solo, in più occasioni avrebbe ospitato nella sua abitazione di San Felice, in viale Martiri i complici di questo traffico, provenienti da altre regioni italiane.
Sono queste, più nel dettaglio, le accuse mosse al pakistano Abdul Hameed, il 40enne nullafacente che abita nel palazzo di via Martiri della Libertà 68, a San Felice.
Dove la polizia lo ha arrestato nei giorni scorsi, durante una operazione contro il traffico di clandestini che è partita in Friuli Venezia Giulia ed è stata gestita dalla questura di Udine, assieme al presonale anticrimine del Commissariato di Mirandola.
In una nota esplicativa diramata ieri da Mirandola, quando a San Felice si era appreso di questo arresto così inusuale per la Bassa, la dottoressa Laura Amato, vicequestore al comando del Commissariato, ha spiegato che l’arresto di Abdul è arrivato a seguito di «una complessa e articolata indagine atta a contrastare l’immigrazione clandestina».
«L’attività investigativa ha portato ad appurare che Hameed, a bordo di una vettura, fungeva da apripista per un furgone carico di clandestini alla cui guida si trovavano dei complici di nazionalità italiana. Lo stesso avrebbe dovuto sviare l’attenzione da parte della polizia che avesse voluto effettuare eventuali controlli al furgone, cosa non riuscita in quanto il furgone è stato fermato poco dopo l’ingresso in Italia con a bordo, ammassati in condizioni proibitive oltre che privi di acqua e cibo, trenta clandestini in pravalenza di origine afghana provenienti dall’Ungheria». Insomma, si trattava di un precursore delle rotte alternative al Mediterraneo, dalle quali sono arrivati in Italia migliaia di migranti clandestini, al riparo dai riflettori da tempo accesi al largo della Libia.
La nota della polizia spiega che i due italiani sono stati arrestati immediatamente, in flagranza di reato, mentre «successive indagini avevano dimostrato di come questo sodalizio criminale composto da cittadini italiani e stranieri avesse già effettuato alcuni viaggi in paesi della comunità europea con l’intento di introdurre in Italia clandestini delle più disparate nazionalità».
La polizia precisa che il pakistano residente a San Felice con regolare permesso di soggiorno oltre a fungere da staffetta aveva ospitato «a casa sua in diverse occasioni i complici provenienti da altre regioni italiane».
La polizia precisa ancora che sono in corso altre indagini, che potrebbero portare a nuovi sviluppi.
Come se non bastasse ai sanfeliciani di sapere di avere convissuto con persone accusate di questi reati, moderni ed inquietanti. (ase)
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