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La cimice dopo le pere minaccia l’uva

di Valentina Corsini
La cimice dopo le pere minaccia l’uva

L’insetto “importato” dall’estremo Oriente sta mettendo a dura prova le colture. Si rischia quello che è accaduto per l’ulivo

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Halyomorpha halys. Questo il nome della cimice killer che sta mietendo le sue vittime tra le produzioni agricole delle campagne modenesi. Non il fastidioso insetto che tutti conosciamo, ma una versione nuova, asiatica, di provenienza cinese che sta mettendo in ginocchio buona parte delle aziende frutticole di Modena e provincia.

Sono le pere il frutto su cui si è avventato maggiormente questo insetto del lontano Oriente, ma non solo. Settembre, stagione di vendemmia è alle porte, e si teme quindi per un'altra coltura tipica delle nostre zone: la vite. Il che sarebbe una sciagura visto che si prevede una vendemmia quanto mai ricca dal punto di vista non solo della quantità ma anche della qualità.

Per fare chiarezza sulla situazione e non creare ulteriori, quanto inutili allarmismi, ci siamo rivolti ad Anselmo Montermini, direttore del Consorzio Fitosanitario provinciale di Modena.

PRESI IN CONTROPIEDE. «Questa invasione ci ha presi alla sprovvista all'incirca un mese fa. Non perché non conoscessimo l'insetto, la cui presenza in piccole quantità era già stata rilevata sul territorio modenese nel 2012 - puntualizza Montermini - ma perché il clima anomalo di quest'anno, ossia caldo d'inverno e molto caldo d'estate, non ha creato limitazioni alla sua riproduzione che è avvenuta così in modo imprevedibile ed esponenziale. Siamo passati da un insetto che non aveva prodotto danni tre anni fa, allo stesso insetto che, riprodottosi così velocemente, ha danneggiato intere produzioni di pere».

LE ZONE A RISCHIO. Le zone interessate da questa invasione "cinese" sono quelle di un vasto territorio che va dal distretto ceramico, passando per le zone di Modena a ridosso del fiume Panaro, tocca l'asse San Cesario-Castelfranco-Nonantola e arriva sino a Carpi, San Prospero e Bomporto. Una vera e propria epidemia che ha fatto gridare al "lupo" numerose aziende agricole del territorio colpito, che hanno visto così oltre il 50% della loro produzione di pere andare in fumo per l'impossibilità di essere commercializzate.

«Ci tengo a precisare - riprende Montermini- che nel pieno dell'emergenza abbiamo agito tempestivamente, e consiglio chi si trova tuttora in questa situazione di rivolgersi subito a noi, con trattamenti a base di prodotti specifici e a norma di legge in grado di arginare il più possibile i danni procurati dall'insetto, tutelando nel contempo la salute di proprietari ed operatori dei frutteti».

I TRATTAMENTI. Tali trattamenti hanno creato però ulteriore allarmismo, soprattutto nella cittadinanza residente in prossimità delle colture, per via del cattivo odore che emanano. «Sono trattamenti che devono essere dati solo di sera o al mattino presto - precisa la dottoressa Roberta Nannini, fitopatologo del Consorzio Fitosanitario di Modena - perché la cimice è poco mobile e quindi l'efficacia dei prodotti è maggiore. In piena estate però, con le persone che tengono le finestre aperte o si godono una passeggiata fuori, la puzza che tali sostanze emanano, ha creato sconcerto e fastidio. Proprio per questo ci tengo a tranquillizzare tutti - puntualizza sempre la Nannini - che è un fatto eccezionale, dovuto ad un'emergenza che tentiamo tuttora di debellare, anche con l'utilizzo di trappole d'aggregazione di provenienza Usa, in collaborazione con Unimore e i finanziamenti della Cassa di Risparmio di Modena».

VITE IN PERICOLO. Ma perché questa cimice colpisce proprio le pere? "E' un insetto che percepisce colori ed odori e la pera è un frutto succoso, soprattutto quando è matura - riprende Montermini - abbiamo notato per esempio che non è attratta dalla William bianca, ma da quella rossa sì, proprio per via del colore più vivo».

Paura per danni ad altre colture? «Ci preoccupa la vite, soprattutto le uve rosse, ma stiamo monitorando la situazione per scongiurare il peggio".

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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