Le distese di amianto diventano film denuncia
“Eternit” sarà in gara alla Biennale di Venezia: il protagonista è un vero operaio Scene girate sui tetti dei capannoni contaminati. «Usato anche dopo il divieto»
Alì è un operaio specializzato nella bonifica dell’amianto. Ogni giorno sale sui tetti dei capannoni da bonificare, indossa la tuta bianca e lavora a contatto con l’eternit. Lo stesso Alì è ora anche un attore dopo che il regista bolognese Giovanni Aloi ha scelto di girare un cortometraggio proprio sull’amianto. E così Alì diventerà protagonista alla Biennale di Venezia dove il film sarà proiettato il 2 settembre. Accanto al ragazzo tunisino ci sarà anche Serena Grandi in una storia che parla di “vita e non di morte - spiega il regista - nonostante l’amianto faccia da sfondo a tutti i 14 minuti”.
Le riprese sono durate una settimana con le telecamere che sono salite in quota nei veri cantieri da bonificare. E così i cameramen hanno indossato le tute bianche e le gru sono diventate i supporti per raccontare dall’alto la storia di Alì.
L’intero lavoro “sul campo” è stato possibile grazie al supporto della ditta Beca Coperture, specializzata nella bonifica dell’amianto. «Quando mio figlio Davide, che si occupa di produzioni cinematografiche a Londra, mi ha chiesto di mettere a disposizione la mia struttura per il cortometraggio, non ho esitato un attimo - ha detto Graziano Caselli, titolare di Beca Coperture - La questione dello smaltimento dell’amianto, infatti, è ancora di stringente attualità. È molto diffuso nei comprensori industriali come quello di Sassuolo in quanto molto utilizzato nei decenni scorsi nella formazione di coperture, ma anche nei pavimenti. Come è noto, si tratta di un materiale la cui pericolosità è determinata dall’emissione di micro fibre rilasciate nell’ambiente a seguito del deterioramento della matrice compatta dei materiali in cui sono contenute. Questo processo di usura e di frammentazione può essere facilmente riscontrato nelle coperture dei capannoni che hanno un periodo di vita di almeno 15-20 anni, come nella maggior parte degli edifici presenti nella zona industriale del nostro distretto. Per esperienza diretta, possiamo testimoniare la presenza di questo materiale anche negli edifici costruiti dopo il 1994, anno in cui ne è stata vietata la produzione, fino all’esaurimento delle scorte nei magazzini».
«Prima di girare - spiega Aloi - mi sono confrontato con i professionisti che tutti i giorni si occupano di bonifica. Era una condizione indispensabile per capire e costruire un prodotto veritiero. Certo, la storia è finzione, ma inserita in uno spaccato reale, che racconta la condizione della zona in cui abbiamo deciso di girare proprio grazie a Beca Coperture». E così ecco gli scorci di Sassuolo che si rincorrono, così come viene ripreso il lavoro degli operatori anti-eternit impegnati nella bonifica dello stabilimento del gruppo Nuova Riwal di Fiorano, oppure il momento di preghiera registrato grazie alla disponibilità dell’associazione islamica Al Huda. (fd)
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