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Bonaccini: «Oggi soli si è deboli Modena guardi a Reggio Emilia»

di Davide Berti
Bonaccini: «Oggi soli si è deboli Modena guardi a Reggio Emilia»

Il presidente della Regione a ruota libera tra scelte, strategie e decisioni dopo l’avvio della legislatura E sui premi a pioggia ai dirigenti: «Non avevamo altra scelta, ma in futuro non procederemo più così»

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INVIATO A BOLOGNA. Dal diciassettesimo piano della torre principale della Regione il panorama è comprensibilmente esagerato. Si vede l’area vasta verso Modena - che Bonaccini spera possa virare verso Reggio Emilia - si sente il peso delle responsabilità, smisurate come l’orizzonte, e si nota come certe scelte abbiano un’incidenza non piccola, come l’ultima, quella della retribuzione dei premi ai dirigenti.

Presidente Bonaccini: i premi ai dirigenti hanno fatto discutere, e non poco, per via del metodo “a pioggia”. Non lo trova un metodo da rottamare?

«Facciamo due premesse importanti. La prima. Appena insediati abbiamo fatto un taglio strutturale a presidenza e assessorati per 1,2 milioni di euro che sulla legislatura vale ben 6 milioni di euro. In aggiunta al taglio del 20 per cento che l’assessore Venturi ha già fatto in sanità, che è valso un risparmio di poco meno di tre milioni di euro. Dunque lezioni sulla sobrietà non le prendo da chi, si guardi a Veneto e Lombardia dove governa la Lega, ha nelle proprie strutture più direttori e con retribuzioni più alte. E abbiamo già detto che nella regolation review che metteremo in atto a partire dal 2016, cioè tra pochi mesi, ridurremo le posizioni apicali, il numero complessivo dei dirigenti e dimezzeremo le società partecipate».

La seconda?

«Qualcuno prima di parlare dovrebbe riflettere: noi siamo insediati da sette mesi, perché la giunta si è insediata il 26 gennaio di quest'anno. Come potevamo noi fare valutazioni su dirigenti per gli anni precedenti, visto che non c’eravamo? Sono decisioni che abbiamo trovato sul tavolo perché riguardano il 2013 e il 2014 che la giunta Errani dovette interrompere perché ci furono le dimissioni di Vasco a metà dello scorso anno. Dopodiché ciò che era nostra facoltà l’abbiamo fatto: dimezzare il massimale del premio».

Tornasse indietro lo rifarebbe?

«Non avevamo altra scelta, come ho spiegato. Perché il premio di risultato è previsto nella parte variabile del contratto. Dopodiché come detto abbiamo già dimezzato il massimale. Ma cambieremo ulteriormente e non sarà più possibile che tutti ricevano la stessa valutazione».

A proposito di dirigenti, ha detto che valuterà quelli della sanità con la riduzione delle liste d’attesa: che obiettivi concreti vi siete dati per rispondere alle esigenze dei pazienti?

«Per ridurre i tempi di attesa abbiamo stanziato dieci milioni di euro per reclutare fino a duecento nuovi professionisti; esteso la possibilità di visita anche la domenica e nelle ore serali dei giorni feriali; blocco della libera professione nel caso in cui i tempi di attesa siano fuori controllo; pagamento del ticket per chi prenota e poi non si presenta senza valida giustificazione, perché prenotare è un diritto, ma presentarsi se prenoti un dovere. Insomma, vogliamo che almeno il 90 per cento delle prestazioni venga garantito entro i primi trenta giorni dalla richiesta nel caso delle prime visite; entro 60 giorni per le prestazioni strumentali. Non aspetteremo la fine della legislatura. I direttori generali, su cui ho piena fiducia, sanno che saranno giudicati anche sulla base di questi obiettivi a fine anno».

Rimaniamo in tema di sanità: come giudica l’operazione modenese di unificare Policlinico e Baggiovara, andando contro le politiche di governo degli ultimi vent’anni in città?

«Conosco bene ed apprezzo il sistema a rete della sanitá modenese, dunque dovrà essere coinvolta tutta la provincia. Ma mi sento impegnato come coprotagonista di questa sfida che, se vinta, andrà ad ulteriore vantaggio dell’efficienza del sistema, dunque della tutela della salute dei cittadini e della valorizzazione delle professionalitá di medici ed infermieri».

Di cosa va più fiero di questi primi sei mesi?

«Siamo stati la prima regione, ancora oggi l’unica in Italia, ad approvare, dopo soli 43 giorni dal nostro insediamento, il taglio più rilevante di cosiddetti costi della politica e della macchina burocratica, per 15 milioni di euro. Perché la sobrietà, assieme alla legalità, è per noi il pilastro dell’azione di governo. Voglio che chi ci incontra per strada sappia che non abbiamo privilegi. Per questo abbiamo azzerato fondi ai gruppi consiliari, sforbiciate le nostre indennità. Così come il vitalizio già due anni e mezzo fa io, Matteo Richetti e Palma Costi eravamo stati i primi consiglieri regionali in Italia a cancellarcelo volontariamente per cui non lo prenderemo mai. Da questa legislatura nessuno potrà più riceverlo».

C’è qualcosa che avrebbe voluto fare ma ha dovuto rimandare?

«No. Tutti gli obiettivi che ci eravamo dati per i primi sei mesi sono stati realizzati, anzi abbiamo fatto più cose di quello che credessi. Ma guai a complimetarci o rallentare. Abbiamo il dovere, con umiltà ma tanta determinazione, di fare ciò che abbiamo promesso e scritto nel programma e di farlo velocemente perché la politica in questo Paese ha perso credibilità non solo per gli scandali e la corruzione, che andrà estirpata, ma anche perché lenta: ci mette troppo tempo a decidere e poi a realizzare».

Siete alla volata finale per la definizione dell’area vasta: Modena allora andrà davvero con Ferrara?

«Non voglio un neo centralismo regionale, dove da Bologna si impongono le scelte di confine. Noi abbiamo lavorato per applicare la legge Delrio, garantendo che nessuno perdesse il posto di lavoro ma venissero definite le funzioni. Ora dobbiamo procedere con la sperimentazione delle cosiddette aree vaste, perché a fronte di Bologna città metropolitana, non avrebbe senso chiudersi in una logica di vecchi confini provinciali: il piccolo è bello, se rimane da solo, oggi non ha più la forza del passato e significherebbe debolezza. La Romagna si organizzerà tutta assieme, l’Emilia deve decidere come riorganizzarsi, se tutta insieme o in due parti. Io fossi in Modena ci penserei più volte a dividermi da Reggio. Perché mi pare insistano tra i due territori tante analogie socio-economiche, ma ripeto decideranno i territori e discuteremo assieme. Di certo non ci fermeremo perché mi piace discutere, ma ancora di più decidere».

Quale sarà il punto principale del suo governo regionale da qui a fine anno?

«Tra le tante, tre sfide principali: la nuova legge sui rifiuti, che propone da qui al 2020 un cambio di passo notevole: superare il 70% di raccolta differenziata, premiando riuso e riciclo; impostare il testo unico di legge per il contrasto alle mafie e all’illegalità. A tal proposito sono orgoglioso che abbia accettato di lavorare assieme a me Enza Rando, la cui storia personale di impegno civile e il cui curriculum professionale parlano da sole. Poi l’introduzione del “reddito minimo contro la povertà”, su cui sta lavorando nella definizione delle soglie e della platea cui rivolgerci la vicepresidente Elisabetta Gualmini, perché vogliamo che l’ultimo della fila possa sempre tagliare il traguardo».

Nelle ultime settimane si è parlato di polemiche sull’asse Comune-Regione soprattutto per la mostra della Manifattura. Ci può fare chiarezza su questo?

«Nessuna polemica. Noi abbiamo concesso il patrocinio non oneroso, come facciamo per migliaia di iniziative ogni anno nella nostra Regione, così come invece finanziamo iniziative legate all'Expo perché promuovono il territorio e le sue eccellenze».

Allora è vero che lei e Muzzarelli avete fatto pace?

«No, perché non avevamo mai litigato: considero davvero Giancarlo un ottimo sindaco e lavoreremo sempre dalla stessa parte».

Pensa che il suo assessore alla cultura, Massimo Mezzetti, abbia usato la scusa della mostra per lanciare più di un segnale politico nell’ottica Sel-Pd?

«Assolutamente no. Io poi di Massimo ho piena fiducia: sta lavorando benissimo. Sa che senza il Pd non si può costruire un’alleanza di centrosinistra di governo».

A proposito di Pd, è tempo di Feste: cosa c’è da festeggiare?

«Intanto è un buon segno che si continuino a fare così tante feste, nella nostra regione più di trecento: la dimostrazione che nonostante la difficoltà dei partiti e i nostri difetti siamo ancora in grado, grazie alla straordinaria passione e generosità di migliaia di volontari di garantire bellissime feste popolari».

Renzi invece? Più nell’angolo dei tiratori o libero di ridisegnare un partito?

«Piaccia o no, Renzi ha stravinto le primarie e fino al prossimo congresso è il segretario del Pd, così come dobbiamo tutti lavorare affinché il governo riesca a mantenere le promesse che ha fatto per riportare l’Italia nel posto che merita in Europa e nel mondo, diventando un paese più moderno e più giusto. Perché io non voglio più trovarmi nelle condizioni per le quali faccio campagna elettorale promettendo che mai governerò con la destra e poi il giorno dopo mi ritrovo al governo con Silvio Berlusconi, come accaduto col governo Letta. D’altra parte dovesse cadere questo Governo l'alternativa non sarebbe più a sinistra, ma vincerebbero i populismi si chiamino Salvini o Grillo».

@dvdberti

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