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«Immigrazione silenziosa che preoccupa»

«Immigrazione silenziosa che preoccupa»

SAN FELICE. Dopo l'arresto del pakistano residente in via Martiri, la preoccupazione e lo sconcerto in paese sono palpabili. Chi lo ha appreso dalla Gazzetta, chi dal passaparola, ma il sentimento...

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SAN FELICE. Dopo l'arresto del pakistano residente in via Martiri, la preoccupazione e lo sconcerto in paese sono palpabili. Chi lo ha appreso dalla Gazzetta, chi dal passaparola, ma il sentimento comune è quello di rabbia verso un'immigrazione a rischio, pur se “silenziosa”. «Non se ne può più», dice la gente in piazza. Tutti commenti identici, duri, esasperati, anche se di metterci la faccia con nomi e cognomi non se ne parla.

Che la palazzina teatro dell’arresto versasse in condizioni di degrado e difficile convivenza, era già noto. Nei 9 appartamenti dove risiedono famiglie di etnie tanto diverse, viene descritta una terra di nessuno, dove la gente vive alle prese con problematiche quotidiane spesso taciute per “quieto” vivere. Problemi quali il rischio costante del taglio dell'acqua per protratti insoluti, sporcizia, il mancato rispetto delle regole condominiali e la chiusura della lavanderia comune, per il ritrovamento di brandine usate come bivacco e giaciglio da sconosciuti. Insomma una situazione di emergenza, in cui la rabbia maggiore scaturisce verso le agevolazioni economiche sulla cui equità i condomini hanno di che discutere. Ed ora anche un arresto. I primi sospetti verso Hameed, e i probabili giri illeciti, nascono in primis dalla sue condizioni. Marito di una donna che non lavora e padre di due figli piccoli, la domanda che sorge spontanea è come facesse a provvedere al loro sostentamento.

E poi quel continuo viavai, di uomini, che per la polizia erano spesso i complici. Il sindaco Silvestri, interpellato, dice di aver appreso la notizia dal giornale e di non avere «nulla da dichiarare», se non il riconoscimento verso la polizia per l'ottimo lavoro svolto.

Valentina Corsini

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