La sonda in atmosfera è targata Carpi
L’ingegnere Lorenzo Tarabini impegnato nell’impresa italiana: «Avviciniamo la gente allo spazio»
CARPI. Un lancio nell’atmosfera low cost per avvicinare la gente allo spazio e farle provare le forti emozioni che ne derivano. Questa l’impresa stupefacente realizzata dal carpigiano Lorenzo Tarabini insieme ai colleghi Raphael Rebolo e Guillermo Rodriguez, tutti e tre ingegneri della Sener, il gigante spagnolo impegnato in progetti milionari per conto dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. A 43 anni, Tarabini vive all’estero dal 2000, dapprima come ricercatore all’università di Monca, successivamente in qualità di ingegnere alla Sener. Ieri, i tre ingegneri hanno affrontato il loro sesto lancio dal quartier generale dell’azienda Webranking, in via dell’Oratorio a Correggio. Si tratta del primo lancio in Italia effettuato da questo team, e del primo lancio di un video che ha sfiorato i 20 chilometri di altezza, realizzando immagini che risulteranno sicuramente indimenticabili. «Questo lancio ha richiesto quattro mesi di lavoro – spiega Tarabini, il cui progetto curato insieme ai due colleghi si chiama Inzpace – per compiere questa missione, usiamo un pallone di aeromodellismo, una piccola mongolfiera, che viene riempito con l’elio, al quale, poi, abbiamo appeso una capsula con una piccola tv che al termine del lancio è atterrata su un capannone nelle campagne di Correggio. Il costo del lancio è di 150 euro». Un prezzo veramente conveniente. Nei lanci scorsi, i tre ingegneri hanno fotografato nella stratosfera i pupazzetti dei bambini della scuola con i loro nomi, riprendendoli con l’ovale scuro della terra sullo sfondo. È tutto collegato a terra via radio con il computer che manda le foto quasi in tempo reale. Il pallone, che prima del lancio ha un diametro di un metro e mezzo, quando sale aumenta di dimensioni a causa della pressione. Raggiunti i sei metri esplode nella stratosfera. Nel frattempo ha scattato centinaia di foto e fatto vari video. Dopo l’esplosione, la capsula precipita a terra. «Con una paracadute e un sistema di gps che ci consente l’individuazione. – commenta Tarabini, il quale confessa anche un sogno del team Inzpace - Volare sempre più in alto, fino a lanciare in orbita un CubeSat, ovvero un satellite miniaturizzato per scopi divulgativi. Così come divulgativo è l’intento delle nostre missioni. Avvicinare la gente allo spazio per noi è il nostro obiettivo».
Serena Arbizzi
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