Andreas, “apripista” dei carpigiani in fuga verso la Svizzera
Il noto webmaster: «Qui la situazione economico- sociale non era più accettabile, per proseguire dovevo cambiare»
Da Carpi a Gonten, in Svizzera, quasi sul lago di Costanza a pochi chilometri da Austria, Liechtenstein e Germania.
È la storia di Andreas Voigt, nato in Germania, arrivato in Italia a 7 anni. Andreas fa il webmaster e da circa tre anni ha deciso di trasferirsi oltralpe con la famiglia, continuando a svolgere la stessa professione. E altri cittadini del nostro territorio l’hanno seguito.
Quando è maturato il desiderio di trasferirti? E perchè?
«Ho sempre vissuto con un piede “fuori”. Non posso quindi dire di avere avuto un momento preciso dove ho maturato il desiderio di trasferirmi. Vero però che dopo il terremoto del 20 e 29 maggio qualcosa si è rotto definitivamente. Credo che la voglia di non accettare più una certa situazione economico-sociale e l’impossibilità per ragioni diverse di portare avanti la mia attività mi abbia anche un po’ costretto a scegliere alternative.
Dove abita ora di preciso?
«Abito a Gonten nel cantone Appenzello Interno, uno dei più piccoli della Svizzera. Mi sento un po’ al centro dell’Europa. Gonten è un paesino di 1800 abitanti a 1000 metri di altezza tra montagne di 2.500- 3.000 metri in un cantone a forte vocazione cattolica completamente incontaminato ancora dai disastri del mondo contemporaneo ma con una propensione incredibile al benessere sociale in termini di felicità e solidarietà. Sono connesso con il mondo con la fibra ottica che qui arriva anche nelle malghe a 2000 metri e mi garantisce di poter continuare il mio lavoro senza nessun problema, anzi, anche meglio di prima. Io sono un pubblicitario. Termine ormai desueto, si preferisce parlare di “content manager”, “webmaster”, “social media manager” etc... Da vecchio perito elettronico quale sono e avendo poi studiato scienze sociali e comunicazione, poter unire le nuove skills a quella principale di pubblicitario prima maniera, è stata una vera manna per me. Ho quindi costituito la Innovando, nata in Italia nel 2000 proprio sulla base di questa comunanza di specializzazioni, quasi come fosse una vera e propria cipolla multistrato.
È vero che l’hanno fatto altri carpigiani o comunque altre persone provenienti dal territorio modenese?
«Sì e cominciano a diventare parecchie. Non pensavamo, mia moglie e io, con questa scelta di suscitare così tanto interesse e devo dire che mi sono stupito nel constatare che diverse persone ci hanno seguito in questa scelta di andare via. Oddio, è anche vero che dall’Italia sempre più persone stanno prendendo la via per l’estero ma toccare con mano, vedere in prima persona le scelte di costoro è ben altra cosa».
Che futuro prevede per Carpi e l’Italia?
«Domanda molto complessa - conclude l’ex carpigiano - Carpi è una cittadina particolare: è fatta da persone intraprendenti, molto coraggiose. Credo però che Carpi viva un periodo di declino che coincide con un declino generalizzato e non ha ancora preso coscienza di questo per il semplice fatto che i capitali delle famiglie carpigiane siano ancora capitali importanti, ma non dureranno in eterno. Non credo che Carpi sparirà dalle carte geografiche. Semplicemente sta vivendo un periodo di transizione, doloroso se vogliamo, ma pur sempre una transizione. Per l'Italia vedo un futuro non tanto roseo. I dati macroeconomici sono devastanti, l’implosione demografica porterà nel 2030 ad avere la metà della popolazione ultrasessantacinquenne e questo metterà in pesante crisi il welfare nazionale. Credo che quello sia il vero grande problema dell’Italia. Poi il passaggio ad una società multietnica non è un passaggio semplice e ho paura che attualmente non abbiamo né le forze ma nemmeno la forza culturale per comprendere le dinamiche di una siffatta società».
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