«Ma non esiste il reato di manipolazione»
Lo scrittore Stefano Pitrelli, autore del libro “Occulto Italia”: «La religione non c’entra, è fanatismo»
«La manipolazione degli adepti? Da noi non è reato». Così il giornalista E scrittore Stefano Pitrelli parla della realtà delle sette. Un tema complesso, da lui descritto con il collega Gianni Del Vecchio nel libro “Occulto Italia”, edito da Bur Rizzoli e Premio Estense 2011.
L’Italia come si occupa di prevenzione?
«Se la manipolazione degli adepti non è riconosciuta come reato - spiega lo scrittore, che lavora anche per l’Huffington Post - che senso ha ragionare sulla prevenzione?».
Esiste una squadra anti sette.
«Tuttavia, in assenza di un reato specifico il suo ambito d’intervento è piuttosto circoscritto - ammette Pitrelli - per cui vale la prima risposta».
La chiave di lettura, per l’autore, risiede nel carattere delle sette, troppo spesso semplificate o “etichettate” agli occhi dell’opinione pubblica.
«Uno degli aspetti più importanti su cui ragionare - prosegue Pitrelli - è che il settarismo non ha niente a che vedere con la religione, con il culto». L’attenzione dei due autori si è soffermata sui comportamenti di gruppo. «Non è da giudicare il singolo - spiega il giornalista - ma quanto c’è di sistematico nei comportamenti della “macchina”, dell’organizzazione». Allo stesso modo è difficile avere una stima complessiva sugli aderenti alle sette in Italia. «Loro non sono tenute a fornire il numero dei membri - aggiunge - e stiamo parlando solo di quelle riconosciute o più note. Anche laddove un’organizzazione fornisca tale cifra, la domanda è quanto sia affidabile la stima e chi la certifica. Oggettivamente è quasi impossibile fornire una stima complessiva su scala nazionale».
Pitrelli sottolinea l’esistenza di diverse associazioni in Italia che si occupano di fuoriusciti dalle sette. Talvolta queste associazioni sono in competizione fra loro («Non mi riferisco a quella in questione»).
Nessun commento sui testimoni di Geova «perché non ne parliamo nel libro». Sullo Stato islamico, invece, consiglia la lettura del reportage di Julia Ioffe sulle “madri dell’Isis”, da poco apparso sulle colonne virtuali dell’Huffington Post. L’idea di fondo rimane la stessa: «il punto non risiede nella religione, ma nel fanatismo, che si traduce nel rinunciare, nell’abiurare al proprio spirito critico, sposando integralmente un pensiero precostituito». (g.f.)
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