La lettera ai fedeli: «Ecco chi calunnia, ma non mi dimetto»
Cita il Vangelo: «Chi fa del male a un piccolo, meglio sarebbe che gli fosse legata una macina al collo e gettato in mare»
PAVULLO. Don Luciano ha espresso una posizione dura e molto chiara. Non si è nascosto, non ha scelto di minimizzare come qualcuno gli chiedeva, ma ha azzerato le attività parrocchiali. Ma soprattutto ha puntato il dito, indicando chi lo accusa di essere il padre di un neonato, insinuando una relazione con una donna.
«Sapete bene di cosa dobbiamo parlare - ha detto nella messa di domenica - Della calunnia a danno di... (nome di un neonato) secondo la quale io sarei il suo vero padre. Sono almeno due mesi che questa calunnia gira in parrocchia e di conseguenza in paese. Davanti a voi avete le persone colpite. Un bambino di tre mesi, i suoi fratelli minorenni, e i loro genitori. Avete davanti me, vostro parroco, e la mia famiglia. Vedete che siamo qua, davanti a voi. Non siamo rabbiosi, ma vogliamo mettere in luce e difendere la verità senza sorvolare minimamente sulla gravità di quanto successo. Sono colpiti innanzitutto dei bambini.
A questo proposito, ricordiamo che Gesù dice: “Chi fa del male a un piccolo, meglio sarebbe per lui che non fosse mai nato o che gli fosse legata una macina al collo e fosse gettato in fondo al mare”.
Questa calunnia è nata in Parrocchia. Della colpevolezza di alcune persone siamo certi e, per questo, ho dato mandato ai miei legali, e ho scelto i migliori, di tutelare in ogni opportuna sede i diritti della famiglia e del minore coinvolto, i miei diritti come parroco, i diritti della mia famiglia e il diritto della comunità parrocchiale di recuperare il suo buon nome. Purtroppo, tante persone della Parrocchia sapevano e hanno taciuto, tanti hanno chiacchierato e dato volume alla calunnia.
A tutti quelli che hanno pronunciato il nome del bambino con questo intento, Gesù oggi dice: “Sarebbe meglio che non fossi mai nato o che ti si legasse una macina al collo e fossi gettato in fondo al mare”.
Gesù è il primo che non sorvola e non minimizza, come invece tanti della Parrocchia in questi giorni ci suggerivano di fare. Gesù vuole la verità e, con essa, la giustizia. Poi, a giustizia fatta, è misericordioso.
Chi sono i parrocchiani colpevoli della diffamazione? Con responsabilità da gravi a gravissime, tante persone del gruppo cucina, tante persone dei cori che cantano alla Messa delle 10.30 e a quella delle 11.30, tante persone del gruppo Charitas, tante persone dei gruppi famiglie vecchi e nuovi.
Si voleva colpire me e, a questo scopo, non si sono avuti scrupoli nei confronti di un bambino di tre mesi e della sua famiglia.
Ricordiamo ancora le parole di Gesù: “Sarebbe meglio, per chi fa del male a un piccolo, che non fosse mai nato o che gli fosse legata al collo una macina e fosse gettato in fondo al mare”. Per colpire me, si potevano trovare altri modi. Riguardo al futuro, non do le dimissioni e non le darò per nessun motivo. Le attività pastorali portate avanti in questi anni non sono sospese, ma chiuse. Non c’è più il gruppo cucina, non ci sono più i cori, non c’è più il gruppo Charitas e non ci sono più i gruppi famiglie. Non c’è più il gruppo sportivo e non ci sono più le attività con i ragazzi.
Dobbiamo concentrarci unicamente sulla Messa, per imparare da Dio come si sta al mondo, cosa si può e cosa non si deve assolutamente fare, come diffamare un bambino appena nato, la sua famiglia e un sacerdote con una calunnia gravissima. D’ora in poi, sull’altare ci sarò solo io, nessuno dietro e nessuno in Sacrestia. Tutti davanti, alla stessa maniera, di fronte al Signore che ci guarda dritto negli occhi».
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