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Mercato Albinelli di Modena: è morìa di banchi a causa di tasse e crisi

di Stefano Luppi
Mercato Albinelli di Modena: è morìa di banchi a causa di tasse e crisi

In pochi mesi chiuse 17 attività. Il presidente Savoia: «Soffocati dalle imposte, specie quelle di Hera. Rischiamo di chiudere tutti»

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MODENA. Una ecatombe allo storico mercato di via Albinelli, con chiusure che nell'ultimo anno sono state dodici e in due anni sono arrivate a toccare quota diciassette. A dirlo ieri è stato Luigi Savoia presidente del mercato a due passi da piazza Grande che riunisce gli 83 operatori attualmente presenti sotto le volte degli anni trenta. «La crisi attuale – attacca Savoia – è accentuata enormemente dal fatto che al mercato abbiamo una Tari, la tassa relativa ai rifiuti, molto più alta rispetto a quella pagata dai negozi in centro, ma fuori dal mercato. E anche i confronti con altri luoghi simili all'Albinelli sono impietosi. Per questo abbiamo chiesto a Hera di intervenire, ma loro nonostante varie sollecitazioni non ci rispondono».

Le cifre illustrate da Savoia sono molte chiare: «Prendiamo il mercato delle Erbe di Bologna: lì gli operatori pagano di tassa 11 euro al metro quadrato, mentre noi arriviamo a quota 44 euro. Ma le faccio un altro esempio lungimirante: un negozio all'esterno del mercato ampio 100 metri paga mediamente all'anno circa 240 euro di Tari, mentre uno grande appena 14 metri quadrati posto dentro il mercato di via Albinelli arriva a pagare 2400 euro l'anno. Dieci volte tante, in realtà molto di più visto le diverse grandezze dei negozi. Le faccio un altro esempio di esercizi della medesima tipologia, l'edicola: dentro il mercato l'operatore paga 700 euro, mentre fuori l'edicola all'angolo del centro storico arriva a 34 euro. Penso che tutto ciò non crei solo danni agli operatori, ma a tutta la città».

Savoia adombra neppure tanto la le righe una ipotetica chiusura del mercato, evento per fortuna lontano e da scongiurare perché sarebbe una sciagura. «È un vero danno per tutti, anche perché quando cala il numero degli operatori aumentano le spese di gestione degli altri e quelli che sono sull'orlo della crisi ci entrano immediatamente. Alcuni operatori già ora faticano a pagare gli affitti. Ma insisto, sono tutti problemi che possiamo risolvere se Hera ci spiega perché è questo il trattamento che ci riservano. Il nostro è un grido di dolore e speriamo di aprire un dialogo con il Comune».

La protesta rischia di portare a una chiusura almeno parziale del mercato: «Noi – continua Savoia – non chiediamo solo, perché prima ci siamo sacrificati. Pensi solo alle aperture del sabato pomeriggio di giugno e alle tante iniziative estive, ora dovevamo riprendere con le aperture del sabato pomeriggio a inizio settembre e invece penso che le rimanderemo ai giorni del Festival Filosofia quando ci sarà l'apertura domenicale». Il cuore pulsante di Modena insomma è in estrema difficoltà e una delle cause principali sono le troppe tasse: «Si tratta di un mercato pressoché unico in Italia, visto che cibo e cultura vanno a braccetto e per questo noi vogliamo una forma di giustizia che oggi non c'è. Come faccio a chiedere a un operatore di fare sacrifici quando mi fa vedere la sua bolletta?».

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