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Non poteva guidare quell’auto

Non poteva guidare quell’auto

L’incidente mortale di Casoni. La scoperta del pm, intanto i residenti s’arrangiano

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FINALE. Il marocchino che vive nel territorio di Crevalcore e che era alla guida della C3 coinvolta nell’incidente mortale del suo amico passeggero non poteva guidare l’auto. È quanto chiarito ieri dalla Procura della Repubblica, che ha anticipato l’esito delle indagini tuttora in corso ad opera dei carabinieri.

L’uomo alla guida - ancora ricoverato all’ospedale Maggiore di Bologna - risulta infatti destinatario di un provvedimento che gli impediva di guidare l’auto, in quanto in passato sorpreso al volante in condizioni psicofisiche inadeguate.

Non solo: poichè le testimonianze parlano di analoghe condizioni subito dopo l’incidente, sono in corso accertamenti per verificare se l’uomo fosse nel pieno delle sue funzioni al momento dello schianto di venerdì sera.

Il magrebino comunque allo stato è indagato per omicidio colposo, mentre è in corso anche l’identificazione del 32enne, anche lui magrebino e clandestino, che gli era accanto in via Selvabella. Dopo l’incidente, i due sopravvissuti - c’era anche un terzo magrebino minorenne e residente in Francia - non riuscivano a dire chi fosse alla guida, nè chi fosse la vittima, per cui si è resa necessaria una settimana di accertamenti.

Intanto a Finale e a Casoni di Sotto si discute della pericolosità di quella curva, teatro poche sere prima di un altro incidente in senso contrario. La pericolosità era stata segnalata dai residenti, ma sembra proprio che a mettere intanto qualche nastro sostenuto da paletti siano stati in questi giorni proprio i residenti.

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