Pavullo, parroco furioso all'altare: "Non sono il papà di quel bimbo"
Don Luciano di Monteobizzo (Pavullo) si sfoga durante la messa: fra di voi c'è chi mi calunnia e io lo denuncio. Sospese tutte le attività
PAVULLO. Il tabellone del Risiko è ancora aperto sul tavolo in parrocchia a Monteobizzo. I carrarmatini sono disposti tra gli stati da conquistare, l’obiettivo che don Luciano Venturi deve raggiungere è complesso, ma mai così difficile come quello che lo aspetta fuori. Perché tra le mura della sua chiesa si annidano serpi e sciacalli, che da tempo minano la sua credibilità come uomo prima, come prete poi.
Dicono che abbia una relazione con una donna sposata, dicono addirittura che abbia concepito un figlio con lei, già madre di altri due bambini. Lui sostiene di sapere chi da tempo alimenta il chiacchiericcio, per oltre un anno lo ha tollerato, ma poi quel senso di rabbia e repulsione verso qualcuno di così vicino (alcuni del gruppo cucina, certi coristi, qualcuno della Charitas e del gruppo famiglie) lo ha sfinito e logorato fino alla plateale reazione di domenica, durante la messa della 10.30.
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Quando tutti i fedeli avevano ormai preso posto nella piccola pieve, don Luciano è uscito dalla porta della sacrestia. Ma non era solo. Al posto dei chierichetti c’erano i suoi genitori, insieme alla donna che i pettegoli considerano la sua “spasimante”, il marito e i tre figli piccoli che si sono accomodati accanto all’altare. Chi era a conoscenza del chiacchiericcio di paese ha capito subito di trovarsi di fronte ad una situazione anomala. Non sarebbe stata una messa come tante altre, sarebbe presto diventata una resa dei conti.
Don Luciano è salito al leggio, ha preso tra le mani un foglio in formato A4 e ha iniziato a leggerlo. Parole dure, taglienti, dirette. Non ha fatto insinuazioni, non ha girato intorno al problema, ma fin dalle prime righe - come si può leggere nella pagina accanto - ha focalizzato l’obiettivo sulle “calunnie” di cui è vittima. Perché il parroco è convinto che alcuni fedeli abbiano voluto colpire soltanto lui e per farlo abbiano coinvolto anche una famiglia che nulla c’entra.
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Fatto sta che la decisione sulle strategie future è di quelle incisive. Don Luciano non ha voluto lasciare correre, non ha ascoltato chi gli consigliava di glissare, di non curarsi del chiacchiericcio. Ha messo l’intera comunità di fronte alle proprie responsabilità. Ha così deciso di sospendere ogni attività che la parrocchia sosteneva. Per prima cosa ha bloccato la presenza della delegazione di Monteobizzo alla tradizionale festa della Crescentina di Pavullo. E ancora: chiusura di ogni altra iniziativa: gruppo cucina, gruppo famiglie, cori, ma anche tutto lo straordinario lavoro fatto con i giovani che intorno alla struttura da tempo si divertono con gli sport e le proposte collaterali.
Don Luciano ha scelto di rilanciare, non si farà logorare da una battaglia in trincea, ma ha scelto la sua strategia, così come avviene nel Risiko. Sarà lui a comandare e a celebrare ogni messa. Al suo fianco non ci sarà nessuno, né in sacrestia né nello spazio riservato ai cori. Chi lo critica, chi ne ha infangato la reputazione e lo calunnia dovrà guardarlo in viso mentre celebra nella pieve, ma soprattutto dovrà simbolicamente guardare il Signore “dritto negli occhi” e riflettere, magari invocandone la misericordia.
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