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Gli amici preti: «Vicini a don Luciano»

Gli amici preti: «Vicini a don Luciano»

I parroci di Pavullo, Serra e Sestola lo difendono. Domani una preghiera silenziosa in San Bartolomeo

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Mostrano grande vicinanza, solidarietà e amicizia sincera nei confronti di una persona costretta ad affrontare un momento estremamente difficile, i sacerdoti della montagna prossimi a don Luciano Venturi. Prossimi per vicinanza territoriale, perché in servizio nei comuni confinanti, ma anche per situazione anagrafica, perché o sono coetanei o rappresentano comunque il volto giovane della Diocesi in Appennino. E conoscono bene la difficoltà di portare avanti attività pastorali in comunità capaci di grande affetto, ma anche di divisioni, malumori e spesso predisposizione alla chiacchiera, soprattutto nei confronti del bersaglio più facile che ci sia in un piccolo centro: il parroco.

Tutti sono d’accordo sul fatto che don Luciano sia una persona eccezionale e di assoluta trasparenza, lontana anni luce anche solo dal sospetto. A partire da don Roberto Montecchi, parroco che con don Luciano condivide l’attività nel contesto pavullese, visto che gli è stata affidata la parrocchia “madre” di San Bartolomeo. Sono tante le iniziative per cui collaborano, a partire dall’ormai tradizionale Marcia della Pace che anche in questo ha visto la partenza proprio dalla pieve di Monteobizzo per raggiungere la chiesa di San Bartolomeo. E non poteva mancare la visita in questo frangente: «Sono andato da lui lunedì mattina - spiega - per ascoltarlo e capire quanto successo. Gli ho manifestato la mia vicinanza, ma non c’è bisogno di scriverlo perché lui lo sa benissimo. Così come sa che ci sono per aiutarlo in tutto quanto mi è possibile. L’ho visto molto sereno, nonostante tutto».

«Ascoltando le notizie che si rincorrono nella nostra città, la nostra comunità parrocchiale si fa vicina a quella sorella di Monteobizzo e del suo parroco e prega per entrambe - scriverà poi su facebook - In particolare vi invitiamo a condividere l’Adorazione Eucaristica giovedì sera dalle 20,30 alle 22 in chiesa parrocchiale, nel silenzio e nel raccoglimento, lontano da luci della ribalta e tante spesso inutili parole».

Don Antonio Lumare, parroco di Serramazzoni, ha saputo la cosa mentre si trovava a mille chilometri di distanza in Calabria, dov’è andato a trovare i familiari. «Abbiamo fatto il Seminario insieme e don Luciano lo conosco bene - rimarca - non ho neanche il minimo dubbio che sia estraneo a ciò che gli attribuiscono. Ha sempre avuto uno stile di vita integerrimo che gli ha portato l’alta considerazione di tutto il presbiterio. Ed è noto per la mitezza di carattere: per farlo arrabbiare ce ne deve essere voluta parecchio».

E anche da Sestola arriva vicinanza convinta attraverso il parroco polacco don Stanislao Trojanowski: «Purtroppo nelle comunità a volte ci sono persone che non sanno cosa fare e si mettono a sparlare - ricorda - da queste parti li chiamano “cioccapiatti”, e rende bene l'idea perché il baccano è tanto, ma senza sostanza. Don Luciano lo conosco, è una persona molto seria, un sacerdote vero e lo si vede subito stando con lui».

Daniele Montanari

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