Gazzetta di Modena

Modena

In attesa del permesso “alloggiano” al Novi Sad

di Stefano Totaro
In attesa del permesso “alloggiano” al Novi Sad

Sono i ventisei pakistani arrivati nei giorni scorsi in stazione all’ex scalo merci Hanno tutti chiesto asilo politico: nel frattempo dormono sulle tribune

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In attesa di conoscere se anche la nostra regione, e quindi pure Modena, vedrà ritoccate al rialzo le quote di migranti a cui dare assistenza e accoglienza (il ministro Alfano infatti ha reso noto che servirebbero o ora altri 20mila posti per fa fronte all’emergenza sbarchi) una zona storica della città è diventa un nuovo ostello per ospiti in questo caso non attesi.

Si tratta delle tribune del Novi Sad, famose per essere il ritrovo di bande di spacciatori, famose per i bivacchi, per essere un punto di incontro, un pit stop per chi si sposta in bicicletta a consegnare piccole partite di droga ai clienti. Ora sono diventate “la struttura” che accoglie quei ventisei pakistani che due settimane fa “apparvero” nella zona del’ex scalo merci, in stazione dei treni e si rivolsero all’ufficio stranieri del Comune chiedendo tutti l’asilo politico. Vennero portati in questura per essere identificati, istruiti sulle pratiche da intraprendere e vennero presi contatti con i servizi comunali. E come si sa, per ottenere la “qualifica” di rifugiato occorre del tempo, due o tre mesi almeno.

Ora questi ventisei cittadini del Pakistan, dai trenta ai quaranta anni, passano la notte sui gradoni delle tribune dell’ex foro boario. C’è ancora caldo anche se la temperatura sta via via calando: dormono riparati, ben distribuiti negli spazi e alla mattina, dalle 7 alle 8, iniziano ad abbandonare la loro postazione notturna. Solitamente di giorno non stanno in quella zona ( di solito in piccoli gruppetti gravitano attorno al centro stranieri, zona stazione) ma vi arrivano verso sera. Sinora, a detta delle forze dell’ordine, non vi sono stati disordini, episodi che abbiamo richiesto un intervento di divise. Qualche controllo, nell’ambito nei normali servizi di monitoraggio del territorio, è stato fatto. Inoltre l’area, almeno in parte, è guardata da un telecamera.

Sono in tanti che si chiedono quanto potrà durare questa sistemazione e se per loro esistono soluzioni alternative.

O perlomeno ci si chiede se vi sia qualcuno che abbia presente la loro realtà e che, in un modo o in un altro, si occupi di loro. Una “squadra” per ora deputata al bivacco, prima o poi, andrà in qualche modo affrontata.

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