L’estate degli scout nelle terre della mafia
Il gruppo composto da giovani carpigiani e di Limidi è stato in Calabria nei campi confiscati e ha incontrato protagonisti della lotta alla malavita
Vacanze alternative e incentrate sull’impegno sociale per un gruppo di quattordici, fra ragazzi e capi scout che hanno trascorso una settimana al lavoro nei terreni confiscati alle mafie in Calabria. Il gruppo, composto da giovani residenti tra Carpi e Limidi, è ritornato da pochi giorni ed è ancora fresco di entusiasmo per questa esperienza che ha piantato un seme con radici profonde che porteranno frutto anche in futuro.
I ragazzi, che fanno capo al gruppo scout Limidi 1, più precisamente, sono stati a Polistena, nella provincia di Reggio Calabria, nella piana di Gioia Tauro, ventre molle della criminalità organizzata.
«Due ragazzi del nostro clan scout hanno partecipato a una marcia di Libera a Bologna qualche mese fa e sono rimasti colpiti dall’impegno sociale messo in campo da questa organizzazione – afferma Martina Pasquali, che ha partecipato al viaggio – Così abbiamo deciso di prendere parte, come route di servizio, a questa trasferta in Calabria. Abbiamo preso contatti con uno dei gestori dei campi organizzati che ci ha accolti. Un campo di volontariato e di sensibilizzazione che propone anche lavoro sui beni confiscati alle mafie. Qui siamo venuti in contatti con altri due gruppi, uno di scout veneti e uno composto da un presidio di Libera di Genova e abbiamo avuto modo di lavorare anche con loro partecipando agli stessi incontri. La nostra giornata tipo si svolgeva al mattina con la sveglia di buon ora e il lavoro sui campi confiscati alle mafie dove abbiamo ripulito piantagioni di frutta. Mentre nel pomeriggio si susseguivano incontri e testimonianze con personaggi direttamente coinvolti nella lotta contro la criminalità organizzata. Ad esempio, abbiamo incontrato con un ragazzo che lavora come volontario nella cooperativa della Valle del Marro. Particolarmente toccante il confronto con il giornalista Michele Albanese, sotto scorta per aver scritto nomi e cognomi in occasione dello scandalo dell’inchino della Madonna davanti a casa del boss. Una vicenda di cui si è parlato a lungo a livello nazionale. Ma il suo impegno è andato oltre, ad altri temi scottabnti. Abbiamo avuto occasione di parlare con Matteo Luzza, fratello di una vittima di mafia e con don Pino De Masi, parroco di Polistena da più di trent’anni molto attivo nel sociale soprattutto con i giovani. L’esperienza mi ha lasciato tantissimo – conclude Martina - Con me porto la voglia di rimanere attiva nel mio impegno sociale, ho deciso di mantenere i contatti con Libera e parteciperò ad altri campi perché questo genere di esperienza ti apre gli occhi su molte cose. Ti fa capire che la mafia non è solo confinato al sud, ma c’è anche qui al nord, come dimostrato dalla recente cronaca. Come sostiene Albanese, infatti, la mafia ha la sede al sud ma lavora al nord».
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