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Nuova Provincia. La proposta di Reggio: «Stop ai campanilismi ora uniamo tutta l’Emilia»

di Stefano Luppi
Nuova Provincia. La proposta di Reggio: «Stop ai campanilismi ora uniamo tutta l’Emilia»

L’idea di Luca Vecchi, sindaco di Reggio: una sola Provincia da Piacenza a Ferrara insieme possiamo fare grandi cose: su questo progetto sono pronto a discutere» SONDAGGIO:Tu che provincia vuoi? VOTA

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REGGIO EMILIA. «Quando parliamo di area vasta – afferma il sindaco di Reggio Luca Vecchi, Pd – abbiamo di fronte due questioni da portare avanti: rafforzare le strategie di collaborazione tra ex Province, già peraltro intraprese in tanti casi, e poi definire esattamente cosa sono questi nuovi enti di secondo grado al debutto. Dovranno essere efficaci, non aggiungere burocrazia e non rallentare, ad esempio, i tempi della gestione delle scuole o delle strade. Insomma, attenti all'ingegneria istituzionale, come spiegava anche l'editoriale della Gazzetta di Modena domenica scorsa.

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Poi certo, la mia opinione è che debbano stare insieme tutte le città da Piacenza a Modena fino a Ferrara, esattamente come ha fatto la Romagna. A ciò si aggiunge Bologna città metropolitana. Sono convinto che alla fine troveremo la quadra. Conviene a tutti: pensiamo, solo per fare un esempio, a come la Romagna promuove la sua Notte Rosa organizzata dai vari comuni insieme, che richiama milioni di persone. Non avrebbe avuto lo stesso successo se l'avesse organizzata un Comune da solo».

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Il sindaco reggiano non nasconde la sua strategia e dice che presto incontrerà tutti i sindaci interessati compreso quello di Modena Gian Carlo Muzzarelli, «con il quale collaboriamo su numerosi fronti senza problemi» aggiunge Vecchi.

Sindaco, arriverete a una area emiliana? Sembra la soluzione adombrata anche dal presidente della Regione Stefano Bonaccini quando dice a Modena di fare le giuste valutazioni rispetto a Reggio...

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«Io penso che l'area vasta dell'Emilia debba appunto comprendere tutte le ex Province emiliane tranne Bologna e quelle romagnole, questo perché a Reggio Emilia l'abbiamo sempre valutata come una opportunità l'idea di unire tutta l'Emilia unita. Abbiamo infatti la consapevolezza che ci sono sì differenze tra Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Ferrara, ma anche una similitudine socio-economica molto evidente. La via Emilia deve diventare un brand per iniziative comuni di marketing territoriale e di turismo».

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Come volete arrivare all'obiettivo, che al momento appare ambizioso? Finora siamo ai distinguo: Reggio con Parma e Piacenza e Modena con Ferrara.

«Io sono pronto a discutere su ogni ipotesi, ma la discussione sia nel merito e non sui perimetri. E non parte da zero perché a Reggio da anni discutiamo di strategie di area vasta, facciamo cooperazione territoriale condividendo progetti».

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Qualche esempio?

«La stazione Mediopadana, ad esempio, ha creato un bacino di utenti che vengono a prendere l'alta velocità anche da Cremona e da Trento e tutto ciò ha portato a investimenti sul territorio. Poi c'è la cultura: il ministro Franceschini proprio a Modena ha annunciato il progetto Estense, importante dal punto di vista turistico. E poi ci sono i teatri: quelli da Piacenza a Modena sono esattamente nelle Terre Verdiane, e Verdi è famoso in tutto il mondo. Dobbiamo imparare a guardare, noi amministratori, all'utenza straniera non a quella emiliana. Insomma anche la politica deve aprire la mente: Penso che le città debbano coltivare le future aree vaste soprattutto per la promozione e la competitività territoriale. Mettiamo da parte i campanili e pensiamo a cosa rappresenta per noi la via Emilia da Piacenza a Modena».

Quali i rischi?

«Dobbiamo puntare su maggior efficienza e meno burocrazia e il dimensionamento va calibrato con attenzione, ma certo non possiamo creare enti che diventino nuove soprintendenze e che fra due anni si trovino pieni di problemi. Non costruiamo grandi baracconi che bloccano i progetti: è nostro dovere ragionare insieme e poi fare funzionare le aree vaste».

 

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