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Aemilia, pozzo senza fine: altri 35 milioni sequestrati

Aemilia, pozzo senza fine: altri 35 milioni sequestrati

Ancora aggredito il patrimonio della ’ndrangheta: bar, ristoranti e società In carcere due imprenditori e nuove accuse al “sanfelicano” Bolognino

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Tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, chieste dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi della Dda di Bologna e disposte dal Gip Alberto Ziroldi sono state eseguite dai carabinieri del Comando Provinciale di Modena e del Raggruppamento Operativo Speciale, supportati dai colleghi di Reggio, nell’ambito delle indagini “Aemilia”. Si tratta degli esiti di un supplemento investigativo sul versante patrimoniale, scattato dopo i 117 arresti di gennaio e le successive operazioni, tra cui quelle del 16 e 22 luglio quando vennero sequestrate delle società del gruppo “Save” di Giovanni Vecchi Giovanni e Patrizia Patricelli, riconducibili ad Alfonso Diletto e la “Dueanne Sas” di Bruna Braga, moglie di Augusto Bianchini: valore complessivo 20 milioni, comprensivo delle cave della Cispadana. La misura è stata eseguita nei confronti di Michele Bolognino, ritenuto uno dei capi dell’associazione di ’Ndrangheta e dei fratelli imprenditori reggiani Palmo e Giuseppe Vertinelli.

Le misure sono state eseguite da 100 carabinieri ed in contemporanea, tra le province di Reggio, Parma, Aosta, Bologna e Crotone, sono stati sequestrati beni per oltre 35 milioni di euro: 9 immobili, 16 autoveicoli, 21 tra rapporti bancari e finanziari, 16 società di capitali. Il provvedimento si basa su una serie di accertamenti legati a capi d’imputazione già contestati. Gli approfondimenti hanno confermato l’ingerenza nella gestione e controllo di attività imprenditoriali, formalmente intestate a prestanome, nonché l’accumulo illecito di significativi patrimoni personali. È emersa una gestione occulta di imprese, come già confermato durante “Aemilia bis”, l’inchiesta che ha coinvolto in primis la famiglia Vecchi. Ai fratelli Vertinelli, destinatari di ordinanza di custodia cautelare a gennaio e poi scarcerati, e a Bolognino le indagini hanno ricondotto una serie di imprese attive nel settore dell’edilizia, come il Consorzio Stabile Gecoval di Aosta, la Sice Srl, l’Impresa Vertineli Srl., l’Edilizia Costruzioni Generali Srl. di Montecchio Emilia, la Top Service Srl. di Parma e la Opera Srl. di Crotone. Sono state poi trovati riscontri sulla riconducibilità agli indagati delle società (pertanto sottoposte a sequestro) Touch Srl. di Crotone, (autotrasporti), la Tangenziale Nord Est Sas., la Mille Fiori Service Srl. e la Achilli & Schianchi Snc., con sede a Montecchio Emilia e attive nel settore della ristorazione e bar. E proprio nella ristorazione si era gettato Michele Bolognino, uno dei capi della ’ndrina dei Grande Aracri e uomo di collegamento tra il quartier generale di Reggio e il Modenese. Era infatti Bolognino a tenere i rapporti con la famiglia Bianchini di San Felice - come dimostrano le intercettazioni e le indagini - sia per quanto riguarda gli appalti, le false fatturazioni e gli operai da far lavorare. Ed è sempre Bolognino ad essere scoperto dai carabinieri locali nel cantiere delle nuove scuole di Finale, in cui la Bianchini Costruzioni lavorava in subappalto. Un finto muratore che palesa doti imprenditoriali tanto che non solo gestisce occultamente una discoteca, ma anche ristoranti nel reggiano e alcuni bar a Riccione. Ovviamente tutti sottoposti a sequestro.

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