Emergenza pakistani a Modena: la soluzione è ancora lontana, per ora restano in un limbo burocratico
Non hanno il documento della Questura di Modena che formalizzi la richiesta di asilo politico e non sono “profughi di mare” e non c’è posto per il percorso d’accoglienza Sprar: per i pakistani oggi ospitati a Modena la soluzione deve ancora arrivare mentre non si sblocca il problema burocratico
MODENA. Il vero problema è che sono ancora in un limbo burocratico. Non si sa a quale filone di accoglienza, a quale programma accollarli. Se cioè , in un qualche modo, si potranno inserire o far figurare come migranti “di mare”, cioè equipararli nello status di accoglienza che spetta a quei migranti che arrivano dieci alla volta nel Modenese, oppure se farli rientrare nell'altro programma, quello tutto sommato più consono alla loro condizione o cioè quello dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
Stiamo parlando di quei ventisei, ventotto pakistani, dai trenta ai quaranta anni, che da alcune settimane dormono al Novi Sad e di giorno vanno da Porta aperta per mangiare e poi nuovamente si accampano. Questi 26/28 sono presenze ufficiali, nel senso che il gruppo apparve all’ex scalo merci e la questura portò in via Palatucci questi pakistani per un riconoscimento e la fotosegnalazione. Erano tutti senza documenti Ma il gruppo si sta allargando: dopo quelli delle tribune del Novi Sad ora ci sono quelli che dormono al parco Ferrari e altri ancora trovano un letto ( una decina) a Porta Aperta mentre altri ancora passano la note nella zona di via San Cataldo. Insomma una cinquantina. Sono profughi “di terra”: persone che sono partite sui treni e sui camion dal Pakistan, hanno fatto tappe in Turchia, Grecia, ex Jugoslavia, anche Austria. In auto, in treno, a piedi. E sono arrivati qui, a Modena.
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Uno di essi spiega per tutti: «Sono qui perché i talebani mi avrebbero ucciso. Donne e vecchi ( i miei famigliari) , li risparmiano, a noi giovani invece non danno scampo. Fuggo alla morte e chiedo asilo politico. Sono qui per non morire. Futuro? Intanto cerco di vivere poi cercherò un lavoro, una sistemazione». Dunque scappano alla morte e chiedono asilo politico. Ma , dicevamo, sono ancora in un limbo perché in questura non sono ancora pronti per loro gli attestati, i documenti che attestino la loro richiesta di asilo politico, così almeno. Cioè, manca ancora la formalizzazione della loro richiesta. Ma il loro caso , oltre ad essere ben conosciuto a Porta aperta e alla cittadinanza che li vede dormire e girare nella zona del centro stranieri alla stazione dei treni, è ben noto tanto alla questura che al Comune e alla Prefettura.
E si stanno cercando delle soluzioni. Intanto, in attesa che si formalizzi la loro richiesta, sono stati avviati i primi contatti con il Centro stranieri, significa che sono stati fissati degli appuntamenti per fare orientamento, spiegare cosa comporta diventare profughi e quali pratiche sono necessarie. Il Comune è intervenuto inoltre per alcuni di loro che presentavano problematiche di tipo sanitario (si tratta di 2-3 persone), trovando loro una sistemazione temporanea per il tempo necessario a risolvere il problema di natura sanitaria.
Questi pakistani ( in Comune parlano di una quarantina) per ora sono dei si tratta di “potenziali” richiedenti asilo e saranno tali fino a quando la loro richiesta non sarà formalizzata in Questura (ci potrebbero volere anche diverse settimane). Solo una volta completato l’iter per la formalizzazione della richiesta, la Prefettura potrà predisporre un progetto di accoglienza. E questo non necessariamente a Modena: dipende dalla disponibilità di posti. Il percorso Sprar assegna a Modena la possibilità di 33 posti, e sono già tutti occupati. Si cercherà dove ci sono posti ancora liberi.
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