Fondazione, è caccia al nome
Barbolini e Ferrari verso la riconferma, Piretti ancora la donna in quota Sel
Comincia, tra sussurri e gossip, a delinearsi il quadro di conferme e nuovi volti per il prossimo consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che, da qui ad inizio novembre, nominerà anche il nuovo cda e il prossimo presidente dell’ente. Si tratta della scadenza più delicata degli ultimi tempi, che prevede un cambio della guardia piuttosto corposo tra chi deciderà poi le strategie di finanziamento per progetti, ricerca e cultura in città e non solo.
I primi a muoversi sono gli enti e le associazioni che dovranno nominare i componenti del consiglio di indirizzo secondo le regole stabilite dallo statuto della Fondazione Cassa di Risparmio. È il caso, ad esempio, del volontariato. In questo ambito sembra si vada verso una riconferma dei due nomi della scorsa tornata, ovvero Greta Barbolini dell’Arci e Maurizio Ferrari: toccherà all’assemblea del Centro Servizi Volontariato, d’intesa con il Forum Terzo Settore, indicare i due nomi dopo una votazione che avverrà nei prossimi giorni.
In Comune continua il totonome per cercare di capire chi potrà essere il prossimo presidente, che uscirà dai quattro nomi indicati dal sindaco Muzzarelli. Tra questi ci dovrebbe essere, come cinque anni fa, Laura Piretti, nome legato a Sel, unico partito della maggioranza che sarà, in questo senso, “accontentato”. Tra i nuovi nomi che si fanno c’è quello di Cinzia Franchini, dirigente di Cna.
Sul rompicapo delle nomine in ottica Fondazione, in queste ore è comunque il capogruppo Pd Paolo Trande a parare la richiesta di Forza Italia affinchè il sindaco si apra alle minoranze: «Giuseppe Pellacani prima ci ha proposto il metodo del sorteggio, per affidare la gestione di risorse che tanto gli premono a una lotteria o alla dea bendata, poi ha sostenuto che si dovessero cambiare gli statuti per tagliar fuori dalle nomine le istituzioni democratiche e altri soggetti come l'Università e la Camera di Commercio, che per Pellacani, chissà perchè, sono diventati privati. Da ultimo- continua Trande - si è convertito al manuale Cencelli, chiedendo un tavolo di confronto e la presenza della minoranza in Fondazione, alla faccia della coerenza e dell'indipendenza dalla politica e dai partiti».
A Pellacani, completa allora il capogruppo Pd, «suggerisco di rileggersi le nuove procedure approvate dal consiglio e scoprirà che c'è spazio di proposizione per tutti». (d.b.)
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