L’appello: servono cibo e biancheria intima
Il primo “contingente” si attestava sulla ventina di persone. Poi , negli ultimi giorni, chi per un modo o per un altro gravita attorno all’associazione costituisce un gruppo di una cinquantina di...
Il primo “contingente” si attestava sulla ventina di persone. Poi , negli ultimi giorni, chi per un modo o per un altro gravita attorno all’associazione costituisce un gruppo di una cinquantina di uomini. Porta Aperta, l’associazione di volontariato promossa dalla Caritas diocesana modenese, per ora ha fatto fronte a questo “sbarco” pakistano, ma le risorse scarseggiano . Non si alza certo bandiera bianca, ma , al contrario, si rilancia sulla solidarietà e si lanciano appelli alle istituzioni affinché ci si occupi anche di questa emergenza.
Queste persone che scappano dai talebani e che sono arrivate in città dopo lunghi viaggi , scendendo e salendo su camion , treni o auto e facendo anche tanta strada a piedi, hanno problemi di scabbia e altre infezioni cutanee. E hanno fame. E si devono lavare. I nuovi ospiti arrivano in via San Cataldo perché sanno che lì c’è una mensa, ci sono le docce, c’è un ambulatorio medico.
L’appello è rivolto a tutta la cittadinanza. Servono generi alimentari di prima necessità. Serve del cibo. parimenti c’è bisogno di vestiti, biancheria intima in particolare.
Queste cose servono e anche con una certa fretta. Insomma, la macchina della solidarietà che è così attiva a Modena deve mettersi in moto e diventare operativa. da Porta Aperta ci sono anche gli altri “ospiti”, italiani e stranieri. I posti letti per i nuovi arrivati sono solo una decina, gli altri sono già occupati. Insomma, occorre che ci si decida ad affrontare anche questa emergenza data da questi. allo stato attuale, clandestini: il loro numero, dicono a Porta Aperta, è destinato a crescere. E sta già crescendo.
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