Marazzi, la fabbrica di Fiorano voluta dagli americani
La Mohawk ha investito 30 milioni di euro in uno stabilimento iper-tecnologico Taglio del nastro col ministro Maria Elena Boschi: «Io credo al lavoro e alla fatica»
Trent’anni fa circa era proprio in quello stabilimento, a Fiorano, era un apprendista e si formava per diventare capo-fabbrica. Oggi di quell’azienda ne è l’amministratore delegato e in questa veste, Mauro Vandini, ha inaugurato il nuovo stabilimento fioranese di Marazzi, che raddoppia così la propria capacità produttiva: trenta milioni di euro di investimenti, che porteranno anche ad un aumento del 30% dell’occupazione, che a regime impiegherà 270 persone.
«Fiorano – afferma Vandini, prima del taglio del nastro – è il luogo del fare. Questa è una fabbrica all’avanguardia, dotata di alta tecnologia, ma la differenza continuano a farla le persone. Le tecnologie sono disponibili in tutto il mondo, che io ho girato, ma la fabbrica la facciamo noi».
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È stato un giorno importante per Marazzi ieri e per il distretto ceramico sassolese. Perché l’investimento qui, nella provincia modenese dove nascono le ceramiche famose in tutto il mondo, leva i dubbi che erano sorti tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, quando una delle più importanti aziende del distretto delle piastrelle è diventata di proprietà americana. Ad un mese dalla morte del re delle ceramiche, Filippo Marazzi (avvenuta nel novembre 2012), l’azienda sassolese è stata acquisita ufficialmente dal gruppo americano Mohawk, attivo nel settore dei rivestimenti per l’edilizia. Da subito i timori poggiavano sulla possibilità di un disinteresse verso il distretto sassolese, dove la Marazzi è nata e cresciuta, arrivando ad esportate in tutto il mondo. Ma pochi mesi dopo l’acquisizione «nell’autunno del 2013 – prosegue Vandini – è stato deciso l’investimento che ha portato oggi a questo nuovo stabilimento di Fiorano. Noi lo vediamo come un gesto di fiducia, anche nella competenza delle persone, nella capacità del nostro territorio e verso il nostro paese, dove un’azienda estera ha deciso di investire. Perché è a Sassuolo, è in questo distretto che si fa la migliore ceramica al mondo».
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Trenta milioni di euro, dunque, per il nuovo stabilimento di Fiorano, costruito a fianco dell’impianto già esistente, che porta ad un raddoppio della capacità produttiva del sito, che passa da quattro a circa nove milioni di metri quadrati annui di gres porcellanato. L’area è di 37500 metri quadrati di cui oltre 9mila di superficie coperta, oltre 15mila metri quadrati di nuova pavimentazione, oltre 30mila metri quadrati di asfaltatura per la nuova viabilità in cui è stata inglobata una strada prima comunale e che oggi attraversa gli impianti.
Non è l’unico investimento che Marazzi ha deciso per i suoi stabilimenti. Dopo il sisma anche la decisione di raddoppiare la capacità produttiva dello stabilimento di Finale e presto, per il Cersaie, sarà inaugurata lo show- room ristrutturato di Sassuolo. Ottanta anni di storia, tre generazioni di imprenditori e una storia che continua.
«Oggi andrebbe data alla Marazzi una medaglia d’oro, per l’investimento su un distretto che continua a crescere», afferma soddisfatto Stefano Bonaccini, presidente della Regione, che ha presenziano all’evento, rassicurando i presenti anche sul tema infrastrutture, tanto caro agli imprenditori, e garantendo che questa sarà la legislatura dove si apriranno due importanti cantieri, quello della Cispadana e quello della Bretella Campogalliano-Sassuolo.
Dello stesso avviso il ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, che ha posto l’accento su quei «trenta milioni di euro di investimento che consentiranno l’aumento della produzione e dell’occupazione. Questo è veramente un dato da festeggiare. Io credo al lavoro e alla fatica. Se l’Italia è tornata a crescere è merito anche di imprenditori che decidono di investire, come in questo caso, nel nostro territorio. L’Italia si è rimessa in modo, ma noi vogliamo che ritorni a correre».
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