Gazzetta di Modena

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Con 750 lettere la Fiom apre la guerra al Jobs Act

di Felicia Buonomo
Con 750 lettere la Fiom apre la guerra al Jobs Act

Alle aziende metalmeccaniche, con almeno un iscritto, l’“invito” a non applicarlo Il D-day sarà mercoledì. L’obiettivo finale del sindacato: referendum abrogativo

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Duecentocinquanta lettere sono state già consegnate ai delegati sindacali, altre 500 entro la prossima settimana arriveranno in tutte le aziende metalmeccaniche dove la Fiom/Cgil di Modena ha almeno un iscritto; e nei giorni scorsi la stessa lettera è arrivata sul tavolo di 45 tra associazioni di categoria e studi.

Il D-day dei diritti contro il Jobs Act sarà il 9 settembre e a lanciarlo è stata la Fiom/Cgil di Modena, che fa appello a tutte le forze sociali e politiche del Paese per arrivare ad indire un referendum per abrogare la legge che “dà libertà – dice il sindacato delle tute blu di Modena – di licenziare liberamente”. L’idea nasce a Modena, ma sarà estesa anche al resto delle province emiliano-romagnoli con identiche modalità, ma tempi diversi. All’ombra della Ghirlandina il D-day sarà il 9 settembre, mentre è in corso il direttivo regionale della Fiom/Cgil Emilia Romagna. In quell’occasione i delegati sindacali consegneranno alle aziende metalmeccaniche in cui lavorano una lettera dove si chiede di non applicare il Jobs Act, ovvero il contratto a tutele crescenti, “che consente – afferma Cesare Pizzolla, segretario provinciale della Fiom/Cgil – di licenziare senza giusta causa, e applicare l’articolo 18. Chiediamo di aprire un confronto, per trovare delle soluzioni condivise. Tentiamo una strada di battaglia generale, ma qualora non riuscissimo a trovare delle soluzioni condivise non ci fermeremo e proseguiremo la battaglia azienda per azienda”.

Un po’ come accaduto in una ventina di aziende metalmeccaniche della provincia modenese (tra le quali c’è la Caprari) dove si è tentato – al momento senza ancora arrivarci – di raggiungere accordi per superare la legge che consente l’applicazione del contratto a tutele crescenti.

“Mesi fa – prosegue Pizzolla – il presidente di Confindustria Modena – ha dichiarato pubblicamente che le imprese modenesi sono serie e che non utilizzerebbero mai la legge per licenziare senza giusta causa i lavoratori. Allora ci domandiamo che senso ha continuare ad avere una legge del genere. Sfido qualunque imprenditore a dimostraci che il Jobs Act aiuta a rendere più competitive le imprese. La nuova normativa, noi crediamo, rappresenta un imbarbarimento dal punto di vista sociale”.

L’idea degli effetti del Jobs Act sul mercato del lavoro modenese è ancora vaga, ma di certo c’è che a partire da marzo tutte le assunzioni sono state fatte con la nuova normativa (che di fatto non dà diritto al reintegro, ma ad un risarcimento che varia in funzione dell’anzianità di servizio).

Nella lettera che arriverà sui tavoli di 750 imprese metalmeccaniche modenesi, dunque, si parla delle novità legislative come elementi che possono “indurre – si legge – profondi cambiamenti nella complessiva condizione dei lavoratori, potendo incidere su aspetti fondamentali del rapporto di lavoro, incidendo sulla tutela della professionali, sulla dignità, con l’apertura verso forme pervasive di controllo a distanza - ed infine sulla stessa protezione verso licenziamenti ingiustificati ed arbitrari”.

Da qui l’appello, rivolto a tutte le forze sociali e politiche “per arrivare – conclude Pizzolla – ad un referendum che abroghi la legge. Facciamo appello a tutte le forze sociali che hanno a cuore la condizione dei lavoratori di convergere per eliminare una legge ingiusta”.

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