I profughi pakistani "accampati" a Modena? Tutti a Bologna
La soluzione all'emergenza: saranno inviati al centro di prima accoglienza dove diventeranno migranti “di mare”, equiparati agli africani degli sbarchi
MODENA. Con ogni probabilità i “profughi di terra” verranno trasformati in “profughi di mare”. I sessantotto pakistani, la maggior parte dei quali dorme al Novi Sad, entreranno a tutti gli effetti a far parte del percorso di accoglienza che viene riservato in forma specifica agli africani raccolti dai barconi, salvati e poi smistati sul nostro territorio in attesa dell’attestato di profugo.
Per far fronte dunque all’improvvisa emergenza dei profughi pakistani ieri è scattato un summit in prefettura. L’incontro è arrivato al momento giusto, quando si è capito che nell’ultimo mese c’è stata in città una piccola ma significativa ondata di profughi, tutti che richiedevano asilo politico per sfuggire alle persecuzioni e alle minacce di morte dei talebani. Un primo contingente era apparso all’ex scalo merci, erano circa ventotto. Poi, evidentemente dalla zona di Campogalliano (dove approdano i Tir che provengono sia dall’Austria che dalla Turchia) e anche dalle autostrade, si è formato un certo via vai. E alla fine le tribune del Novi Sad si sono pian piano riempite, l’area del cimitero di San Cataldo vede gente dormire nei campi, Porta Aperta, la struttura della diocesi, è diventata un fronte. C’è bisogno che la mensa della struttura venga rifornita e che quindi qualche nuovo volontario possa andare in giro nei punti convenzionati per prendere le cibarie e portarle in strada San Cataldo, c’è bisogno di biancheria e di vestiti per dare un ricambio a queste persone che, dopo migliaia di chilometri on the road, sono ancora sulla strada, per strada. In questura hanno rilasciato le impronte, sono stati fotosegnalati, hanno in tasca un foglietto che attesta che loro chiedono l’asilo politico. C’è bisogno che le loro richieste vengano formalizzate. E l’attesa non può chiamarsi Novi Sad.
Il prefetto di Modena, dopo aver ascoltato le autorità coinvolte nella questione, ovvero questura e Comune, ha preso contatti con il collega di Bologna. In questi casi è difficile che si inneschi un derby campanilistico, ai bolognesi verrà ufficialmente chiesto di ospitare i “nostri” 68 pakistani che hanno richiesto asilo politico nel Centro di prima accoglienza , quello dove confluiscono i migranti salvati nel Mediterraneo. E in via del tutto eccezionale di avviare per loro le procedure di accoglienza come se fossero stati salvati dalle barche.
Per questi pakistani, così come per i maliani, gli ivoriani e tutti gli altri si aprirebbe il percorso “regolare” di assistenza: in piccoli gruppetti verranno smistati nelle strutture o negli appartamenti in attesa della documentazione . L’altro percorso, quello dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, gestito dai servizi sociali dal Comune, pur essendo quello adatto non è allo stato attuale praticabile: i posti, 65, sono giù tutti occupati da tempo. Bisognerebbe, da parte del ministero competente, rivedere quote, fondi e posti e i tempi sarebbero lunghi. In ogni caso la prefettura, in una breve nota, informa che «è stato interessato lo Sprar affinché detti profughi possano essere assistiti nel contesto di tale organismo» ma che, vista l’emergenza, nel summit si è concordato di chiedere collaborazione immediata alla prefettura di Bologna.
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