Le famiglie in difficoltà arruolate per i lavori utili
Sono 66 le persone che hanno aderito al Patto Sociale con l’amministrazione Offriranno servizi volontari in tutto il distretto e riceveranno 400 euro al mese
Sono 66 nell’Unione dei Comuni, i cittadini che hanno aderito al Patto sociale per la cittadinanza attiva, che prevede di offrire lavoro volontario per il proprio Comune per coloro che godono di sostegno al reddito. È la prima volta che il bando diventa materia dell’Unione, poiché nel 2015 il capitolo riguardante i Servizi sociali è passato interamente sotto la sua competenza uscendo da quella dei singoli Comuni. Lo scorso anno il bando era stato creato da Fiorano, poi proposto all’Unione e quindi esteso, con un successo che è andato forse anche oltre le aspettative.
Come ricordava il sindaco di Fiorano e assessore ai Servizi sociali dell’Unione, Francesco Tosi “molti fra coloro che usufruiscono di sostegni al reddito hanno fatto autonomamente richiesta per il Patto sociale”. D’altro canto, il bando prevede che chi non aderisce al patto o non lo rispetta perda il diritto al contributo, che è di un massimo di 400 euro mensili per sei mesi. Vuol dire che quest’anno l’Unione spenderà 158mila euro per questo capitolo di spesa, offrendo sollievo a famiglie in difficoltà e ricevendone in cambio aiuto per piccole manutenzioni e servizi di vario genere (per esempio nel verde pubblico, fra i capitoli più bisognosi in ogni Comune), anche nell’ambito delle manifestazioni o delle iniziative culturali.
Entrando nel dettagli, sono 25 cittadini sassolesi, altrettanti formiginesi, 12 di Maranello e 4 quattro di Prignano ammessi al beneficio. Manca la ventina di aderenti fioranesi che godono ancora del patto sociale stipulato a livello comunale e che probabilmente entreranno in quello del prossimo anno, per cui non è sbagliato ipotizzare che si possa arrivare a un centinaio di assistiti in questa forma nel 2016.
Più della metà di chi usufruisce del contributo è italiano, per la precisione 35 delle persone in elenco, mentre le altre si dividono fra diverse nazionalità, molte ovviamente di origine africana ma non mancano paesi dell’est europeo.
Da evidenziare anche che i richiedenti erano molti di più, ma tanti non sono stati selezionati per motivazioni diverse, per esempio perché non rientravano nei parametri di reddito o in quelli di condizione: per rientrare nei Patti sociali infatti bisogna avere un reddito Isee fra 0 e 10mila euro ma anche una condizione sociale generale disagiata, analizzabile dalla composizione del nucleo familiare, età anagrafica, presenza di figli a carico, condizione abitativa.
Il tema della partecipazione attiva dei cittadini alle necessità dei Comuni di residenza sta diventando sempre più presente: tutte le amministrazioni si sono attivate con diverse formule, laddove un tempo ci si affidava quasi esclusivamente al volontariato in forma di associazionismo. Adesso ci sono i Patti sociali, l’albo dei volontari individuali che si mettono a disposizione volontariamente e senza necessità o corrispettivi economici ed è in fase di studio, in particolare proprio a Sassuolo, anche la possibilità del cosiddetto Baratto amministrativo. (g.b.)
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