«Non sono un esercito di disperati»
FORMIGINE. Non è un un esercito di disperati che in questi giorni attraversa l’Europa fuggendo dalla Siria in fiamme: «Chi non ha niente - spiegano Ottani e Biagiarelli - si è già fermato, nei campi...
FORMIGINE. Non è un un esercito di disperati che in questi giorni attraversa l’Europa fuggendo dalla Siria in fiamme: «Chi non ha niente - spiegano Ottani e Biagiarelli - si è già fermato, nei campi profughi del Libano o ancora prima. Questi possono pagarsi il viaggio...».
Le storie che i due raccontano sono tantissime: un professore universitario che lascia tutto e parte «solo con quello che avevo in tasca, non c’era altra scelta»; studenti di ogni età che puntano all’Europa per concludere il ciclo di studi. Tante famiglie, tanti giovani, tanti padri con bambini.
«Hanno motivazioni forti, arriveranno dove vogliono. Abbiamo visto pochissime lacrime, tanta determinazione. Tanta compostezza, in fila in attesa dei documenti e di salire sui treni. Ci siamo davvero chiesti cosa sarebbe successo se quelle file fossero state di italiani».
La storia più incredibile?
Una coppia appena sposata, che con i soldi del viaggio di nozze è partita per arrivare in Europa. Li abbiamo visti dietro il filo spinato, poi passare, speriamo siano andati avanti. I macedoni si sono accorti della crisi solo quando queste persone alla ricerca di vie alternative, sono entrate in città. E lì sono scattate due reazioni diverse: chi ha portato aiuti spontanei, acqua e cibo, chi ha fatto business, calando per esempio dalle case cavi elettrici e prese multiple e chiedendo fino a 4 euro per un’ora di ricarica del cellulare. Ma i gesti solidali sono stati molti: già alla frontiera tanti fornivano indicazioni sulle vie da prendere, sui villaggi da evitare perchè controllati da bande». (gb)
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