Brucia palazzo nuovo, famiglie evacuate
Corto circuito provoca un pauroso incendio a Cavezzo. «Distrutti alloggi che avevamo appena comprato». Fumi e odori acri
CAVEZZO. Due appartamenti distrutti dalle fiamme, tre famiglie evacuate e una nube di fumo arrivata fino a San Felice. Quella che per Cavezzo doveva essere una giornata di festa con l’inaugurazione in mattinata della nuova Casa della Salute, si è conclusa nel peggiore dei modi a causa di un incendio che nelle prime ore del pomeriggio ha devastato il tetto di una palazzina in via Pasolini, nel nuovissimo complesso residenziale terminato a dicembre 2012. Per i due appartamenti all’ultimo piano non c’è stato scampo: le fiamme – propagate dal vano tecnico nel sottotetto – si sono diffuse per tutta la superficie quasi interamente ricoperta da pannelli solari, interessando poi anche gli interni. A dare l’allarme sono stati i cittadini che passavano nei pressi dello stabile: «Non mi sono accorta di nulla, ero seduta in casa a leggere un libro quando mi hanno citofonato dicendomi che il tetto stava andando in fiamme», racconta Serena. Con i suoi due figli abita all’ultimo piano: la sua casa ormai non esiste più, perché la sfortuna ha voluto che su Cavezzo si scatenasse la furia del vento (con grandine) che oltre a complicare le prime operazioni dei Vigili del fuoco, ha alimentato l’incendio.
«All’inizio le fiamme sembravano domabili, ma poi la tempesta ha complicato tutto», commenta il sindaco di Cavezzo, Lisa Luppi. Abita a pochi isolati dalla palazzina, appena avvertito l’odore acre si è precipitata sul posto: «Un fatto molto triste – spiega - sono vicina alla mia comunità e alle famiglie a cui abbiamo offerto da subito ospitalità nelle nostre strutture». Le tre famiglie che abitano nella palazzina (due appartamenti, di cui uno all’ultimo piano, sono invenduti) hanno infatti trascorso la notte fuori casa, ospitati da amici e parenti: il Comune dopo gli accertamenti dei Vigili del fuoco ha ordinato l’evacuazione dello stabile.
Difficile capire quando le famiglie che abitano al primo piano e al piano terra potranno rientrare: i loro appartamenti non avrebbero subito danni, se non qualche chiazza di acqua sulle pareti. La casa di Serena, al terzo piano, invece non esiste più: «L’avevamo comprata dopo il terremoto – si sfoga suo figlio, Daniele – Mi sembra di essere tornati al 2012».
Per domare le fiamme i Vigili del fuoco hanno impiegato più di due ore e ci sono volute tre autocisterne e due autoscale, operazioni rese ancora più complesse dalla bufera che ha diffuso una minacciosa e acre nube di fumo per chilometri. Non è escluso che l’Agenzia ambientale della Regione faccia degli accertamenti verificare la qualità dell’aria e capire la natura delle sostanze emesse dall’incendio dei pannelli solari che rivestivano il tetto. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e la polizia municipale.
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