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L’incanto di 600 anni fa rivive nei colori della torre

di Michele Fuoco
L’incanto di 600 anni fa rivive nei colori della torre

Ieri l’incontro con gli esperti introdotto da Manfredi. Poi visita guidata al castello E Daverio loda l’intervento: «Utili le tecnologie per recuperare la memoria»

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VIGNOLA. Operazione esemplare, definisce lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi, presidente della Fondazione di Vignola, il restauro della torre del Pennello, riportata con il recupero di tutti i colori dell'intera e originaria decorazione esterna, agli splendori di 600 anni fa, quando fu costruita con altre torri e con le cortine murarie per trasformare la Rocca da fortezza a palazzo di corte feudale. «La torre lesionata dal terremoto è stata messa subito in sicurezza, sono state recuperate le pitture murali e si è provveduto al consolidamento in tempo da record. Se si facesse così per tutte le opere pubbliche, si risparmierebbero molti soldi e la gente sarebbe più affezionata al paese e agli uomini che lo rappresentano». E proprio questo restauro ha costituito motivo di un piccolo convegno nella piazza dei Contrari, sul “Patrimonio culturale: innovazione nella tradizione”, con interventi di Marco Carminati, capo servizio cultura de Il Sole 24 ore, nella veste di moderatore, lo storico dell'arte Philippe Daverio, Carla Di Francesco, dirigente al ministero dei Beni Culturali (già soprintendente per l'Emilia Romagna), la restauratrice Natalia Gurgone, responsabile del progetto “Tracce in luce”. Un dibattito tutto sul restauro, sulla capacità degli esperti di renderlo affascinante. E sulla necessità di coniugare tradizione e innovazione si è soffermata la Gurgone, con il ricorso a tecnologie moderne, cercando anche le più utili informazioni per rendersi conto, con ricerche d'archivio, di come venivano realizzate le architetture “picta” all'esterno dei castelli. Chiamati in causa anche giovani per collaborare al progetto virtuale. «Si è abituati - accenna Carminati - a guardare i muri di mattoni, senza pensare che in Italia gli edifici erano riccamente decorati anche all'esterno». «Per questo - afferma la Di Francesco - in passato gli intonaci dei castelli venivano eliminati e nell'area padana il mattone a vista era considerato il materiale storico, soprattutto medievale. Tante le testimonianze di decorazioni esterne come il Castello di Finale. Abbiamo la grande responsabilità di ciò che la storia ci ha consegnato e tutto deve essere fatto con acume. La ricerca scientifica è una stampella per arrivare a buoni risultati, come quelli per la Rocca di Vignola». Su risultati di restauri, anche ritenuti filologici, che fanno piangere pone l'accento Daverio, con un excursus storico, con riferimenti soprattutto alla Francia, ricordando che tutto il mondo medievale era policromo. «Quando le cattedrali erano bianche, si diceva, e si ritornò al bianco. Invece esse erano colorate. Utili le tecnologie per recuperare strati di memoria e fare meno disastri. C'è bisogno di memoria per costruire il futuro». È seguita la visita alla torre del Pennello, sulle cui facciate, a tarda sera, videoproiezioni hanno permesso di apprezzare le decorazioni. Altrettanto importante la mostra che ripercorre le tappe dell'innovativo restauro.

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