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Immigrati, la risposta di Modena

Enrico Grazioli

 Mentre il popolo dolente della migrazione (quello che a noi forse fa ancora un po’ meno effetto perché arranca lontano dalle nostre coste) respinto da un muro, attraversa a piedi...

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Mentre il popolo dolente della migrazione (quello che a noi forse fa ancora un po’ meno effetto perché arranca lontano dalle nostre coste) respinto da un muro, attraversa a piedi mezza Europa e la mette di fronte alle sue responsabilità, noi cosa facciamo?

Magari scendiamo in piazza, come è successo ieri a Mirandola, per tentare di alzarne un altro: piccolo, piccolissimo visto il numero poi dei presenti, virtuale, demagogico ma che ci dà un altro segno del perché i governi sono incapaci di costruire un argine a questa tragedia. L’aver scelto la Bassa modenese come teatro della manifestazione per dire stop agli aiuti d’emergenza ai profughi completa l’opera: i soldi spesi per accogliere chi fugge da tiranni e violenza messi a confronto con quelli che sono andati e ancora dovrebbero andare a chi ha vissuto in prima persona l’incubo del terremoto. Povertà contro povertà, per quanto abissalmente diverse, come nelle guerre più meschine, combattute a colpi di strumentalizzazione.

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Fa a pugni con tutto, questo modo di agire: con la lezione di maturità data dai terremotati emiliani in questi tre anni e passa; con lo sforzo di prefetture e amministrazioni per trovare una via d’uscita, anche tampone, alle situazioni più critiche (vedasi i profughi che dormivano nelle tribune del Novi Sad); con la gara di solidarietà di chi ha risposto all’appello di Porta Aperta.

E infatti l’esito a Mirandola è stato un flop di presenze. A questo ci sforziamo di pensare (non al bisogno di rappresentazione di qualche parte politica che ha perso ogni capacità di leggere il presente oltre il proprio naso) se pensiamo a una risposta di Modena, nei limiti del suo possibile al grido di disperazione che sale da bambini, donne e uomini: dispersi nel mare della nostra indifferenza prima ancora che nel Mediterraneo o incolonnati sotto lo sguardo delle polizie lungo i binari e le strade che percorrono in un viaggio di sola andata.

Un grido che si trasforma da mesi anche in una poesia anonima, in voga sui social network arabi, dicendo tra l’altro: “Vi ringrazio pesci, che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o di quale fede politica”.

@engraz

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