Prefettura, la pratica dimenticata
Senza risposta una domanda di cittadinanza: interviene il Consiglio di Stato
Indiano, trentenne, residente a Modena, dipendente di una ditta, mai un precedente di polizia, presenta domanda per diventare cittadino italiano, ma in due anni la risposta non è mai arrivata. Motivo: la Prefettura o il ministero ha lasciato la sua pratica in qualche cassetto. E ora il Consiglio di Stato obbliga il Ministero dell’Interno a rimediare o sarà nominato un commissario apposito, dalla Segreteria del Consiglio dei ministri, per chiudere questa pagina burocratica che lascia interdetti. Non è la prima volta che accade in Italia. Pare anzi che le pratiche per ottenere la cittadinanza italiana dopo più di dieci anni di residenza con un permesso di soggiorno, siano molto lente e alcune vadano dimenticate o perse.
Una di queste pratiche riguarda un giovane indiano residente a Modena perfettamente integrato e con la fedina penale immacolata: D.S. Il 31 dicembre 2012 ha presentato in Prefettura domanda per la concessione della cittadinanza e diventare italiano. L’ufficio prefettizio aveva tempo 730 giorni, come previsto dalla legge, per dare risposta ma il richiedente non ha mai sentito niente: a fare l’indiano questa volta è stato lo Stato...
Così, tramite un avvocato, l’indiano ha fatto ricorso al Tar del Lazio perché ha ritenuto inaccettabile il silenzio della Prefettura di Modena e per ottenere la condanna all’adozione di un provvedimento conclusivo del suo fascicolo. Ha ottenuto ragione dal tribunale ma il Ministero degli Interni ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. E ha perso. I giudici amministrativi hanno infatti sottolineato che proprio il Ministero degli interni aveva l’obbligo di pronunciarsi entro i 730 giorni ma che non l’ha fatto e non ha neppure presentato il provvedimento che chiude la pratica. I giudici ora hanno invitato l’indiano e il suo legale, l’avvocato Paola Gerola, di presentare entro due mesi una notifica al Viminale per ottenere risposta sulla cittadinanza. E se il Ministero non lo farà, i giudici nomineranno un commissario ad acta, che hanno già individuato nel Segretario generale della Presidenza del consiglio dei ministri, che anche attraverso suoi uomini, provvederà in novanta giorni e chiudere definitivamente questa pratica burocratica “muta”. «Purtroppo accade spesso in Italia - spiega l’avvocato Gerola - ho appena trattato due casi simili di stranieri a Piacenza che hanno ottenuto la cittadinanza su firma del Presidente della Repubblica dopo questo “silenzio” della burocrazia».
Carlo Gregori
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