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Riflettori sulla sagra trecentenaria

 Riflettori sulla sagra trecentenaria

Fiorano. Martedì processione, stand, mostre, mercato straordinario, banda, hobbisti e beneficenza

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FIORANO. Martedì, al mattino molto presto, comincia la trecentenaria sagra dell'8 Settembre. La festa comincia alle 5 con la prima messa prima, quella dei fioranesi, partecipata da più di 300 persone. Poi una messa all'ora fino alle 11, con diverse autorità religiose. Nel pomeriggio alle 17,30 le funzioni riprendono con la messa celebrata da mon. Giacomo Morandi, vicario generale della diocesi, alla presenza delle autorità civili. Segue la processione solenne per le vie del centro e alle 20.30 l’ultima messa celebrata da mon. Giuseppe Verucchi, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia e già parroco di Fiorano. Attorno al Santuario la Parrocchia ha organizzato la pesca di beneficenza, la vendita di ricordini e oggetti religiosi, il bar-ristoro, banchi di oggetti e libri usati. Nei sotterranei della canonica è possibile acquistare prodotti del commercio equo-solidale. Alla sera si esibiscono la Banda Flos Frugi e gruppi musicali giovanili. Nel centro del paese ci saranno i banchi ambulanti, il luna park in piazza Salvo D’Acquisto, la Mostra regionale di hobbistica e collezionismo nel Palazzo Astoria, organizzata dal Gruppo hobbystica Pedemontana. Al Circolo Nuraghe, nella sede di Villa Cuoghi in via Gramsci, si può visitare la mostra “Sguardi di donna”, con opere di Giovanna Facchini, Barbara Ruffaldi e Claudia Pini. Alla Casa dell’arte Vittorio Guastalla l’associazione Arte e Cultura ha allestito una mostra collettiva. Per tutta la giornata, quando non sono in corso le celebrazioni delle messe e fino al conclusivo spettacolo pirotecnico, con i fuochi artificiali sparati nel suggestivo scenario collinare, è possibile attraversare la sala degli ex voto e salire davanti al dipinto della Beata Vergine del Castello, solennemente incoronata insieme al Bambino Gesù, mentre ai suoi piedi il soldato spagnolo ricorda il Miracolo del fuoco del 1558, in seguito al quale iniziò la devozione verso l’immagine quattrocentesca. Fu però come ringraziamento per essere stati tutti preservati dalla peste del 1630 che si avviò la costruzione del Santuario, voluto dal duca Francesco I.

Gabriele Bassanetti

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