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Attesa estenuante. E non manca la polemica

Attesa estenuante. E non manca la polemica

Lunghe file fino dalle prime ore del pomeriggio. Malumori e qualcuno dice: «Sarebbe meglio pagare»

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«Meglio pagare che fare una coda così». Alla vigilia del concerto in memoria di Luciano Pavarotti ci sono due file. Una parte da piazza XX Settembre, l’altra da via Emilia Centro. Le persone aspettano che si facciano le 19.30 per poter accedere nello spazio davanti al palco in piazza Grande. «Potrebbero lasciare entrare prima», spiega una donna che attende, come gli altri, il momento tanto atteso: l’ingresso.

«Preferirei pagare - replica un’altra - anche cinque o dieci euro pur di sapere di poter entrare». C’è chi si è portato una sedia per ingannare l’attesa e chi si lamenta per i posti riservati, ritenuti troppi. «Sono qui dalle 17 - spiega Marcolina Berselli verso le 18.40 - aprono alle 19.30. C’è una fila da questa parte e una dall’altra. Ditemi voi come ce la faremo a entrare: ci prendono in giro! Il Comune avrebbe potuto fare di più. Comunque per Pavarotti questo e altro. Era un signore». Tutti gli intervistati concordano sull’ultima frase, non con la penultima.

«Non faremmo mai una coda così», aggiunge Corinne Larussa di Reggio Calabria. «Nemmeno a pensarci», ribadisce Gianni Nunnari, suo concittadino. «Non voglio entrare, ma passare - racconta Enzo Poltronieri in bici - però ora non è possibile. Una coda così? Non la farei con tutto il bene che volevo a Pavarotti».

Seduto in una piccola sedia smontabile incontriamo Mariano Mittini, nei pressi dei cassonetti di piazza XX Settembre. «Sono qui dalle 17.10 - ribadisce - in un’ora e mezzo la fila non si è mossa». Qualcuno è lì dalla partenza del Gran Premio d’Italia.

«Sono in coda dalle 14 - spiega Deanna Orselli - ma ci tenevo a essere: Pavarotti era il nostro tenore». Altri sono di poco più “ritardatari”. «Non so se ce la faremo - teme Gloria Perez, originaria del Nicaragua, una ventina di metri più distante in coda - ma Pavarotti era Pavarotti. L’ho conosciuto, era davvero il migliore. Un talento così non nasce tanto spesso».

Un turista chiede a una volontaria della Croce Rossa il perché della coda. Lei risponde in inglese, spiegando la storia di Pavarotti e il bene che la città gli riconosce. C’è un’intera squadra in campo. «Siamo circa una trentina di persone - spiega la volontaria Martina Lavenia - io sono con altri di vedetta, gli altri sono al centro. Per ora non è successo niente». (g.f.)

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